Ignorata dalla stampa e dalle televisioni locali, il 27 novembre la Provincia ha messo in rete una informazione importante per l’Amministrazione del Comune di Parma. Riprendendo la correzione dell’ISTAT sulla base dei dati del censimento 2011, al 1° gennaio 2013 la popolazione residente è stata ridotta a 178.723 persone;

nella presentazione del movimento demografico degli ultimi 6 mesi avvisa: “Confrontando il primo semestre di quest’anno con il periodo omologo degli ultimi anni, è evidente, anche trascurando gli eccezionali aumenti degli anni 2007-2009, che la crescita della popolazione sta rallentando ad un ritmo abbastanza costante”. Sono 12mila persone in meno rispetto ai dati dell’anagrafe del Comune pubblicati il 25 giugno 2013 e impiegati come base per il nuovo PSC. Nella sua presentazione, sabato 12 ottobre il comune scriveva : “Analogamente a quanto verificatosi negli anni precedenti, anche nel corso del 2012 è proseguita la crescita della popolazione residente che, salita di 1.827 unità, ha raggiunto quota 190.522”. Saremo 210mila abitanti nel 2020”.

 

E’ evidente il distacco dalla realtà, che era tecnicamente previsto benché non di queste dimensioni, attribuendo maggiore credibilità ai dati comunali. E’ un errore determinato da carenza di cultura tecnica. Con dati sbagliati, si costruisce una politica contraddittoria: progetti irrealizzabili perché eccessivi e interventi urgenti che inseguono problemi reali e previsti. Nell’urbanistica e nell’edilizia privata il PSC indica la necessità di 13mila nuove abitazioni entro i prossimi 6 anni; ma nella sua stima attuale le famiglie residenti sono circa 5mila in più della realtà. Inoltre i problemi abitativi vengono dalla crescita della povertà: gli stranieri, gli anziani con pensioni minime, le famiglie con bambini e redditi bassi e/o precari. E’ di questi giorni il problema drammatico dell’emergenza abitativa per l’allarme sfratti. Sulla Gazzetta di Parma del 6 dicembre sono riportate le parole dell’assessore al Welfare: “Abbiamo usato tutte le risorse, non siamo più in grado di far fronte all’emergenza”.

Questa sovrastima della popolazione ricade anche sul commercio. Si assiste all’apertura di nuovi grandi centri. Il 28 novembre è stato inaugurato Parma Retail, con 50 negozi (100 programmati) e area food. E’ solo l’ultimo di una lunga serie pianificata da tempo; ma in un periodo di crescita demografica ed economica, in cui la crisi non era neppure ipotizzata. Ora si propongono politiche di sostegno ai negozi del centro e per rilanciare piazza Ghiaia, i centri commerciali naturali. Ma quei clienti non esistono più: sono invecchiati e hanno acquisito abitudini diverse, mentre i nuovi residenti hanno una cultura differente.

Per capire le trasformazioni intervenute, è utile ricordare che al primo gennaio 1982 i residenti del comune di Parma erano 178.896, come ora. Ma gli stranieri erano circa 3mila, in prevalenza tedeschi, francesi, inglesi e americani; gli anziani erano molto meno numerosi e con redditi maggiori; i giovani erano occupati e con stipendi più elevati. Gli stessi errori sono ovviamente commessi anche dai privati che investono i loro capitali nell’edilizia e nel commercio, senza stimare quanti saranno i possibili clienti con analisi tecnicamente corrette, benché le previsioni abbiamo sempre un margine d’incertezza non banale.

Nota statistica di colore. I dati dell’inquinamento da PM10 degli ultimi 14 giorni mostrano che a Parma dal 28 novembre per 13 giorni consecutivi (fino al 10/12) è stato superato il limite di legge di 50 microgrammi per metro cubo d’aria. La situazione atmosferica di questi giorni porta a pensare che anche nei prossimi giorni si supererà il limite di legge. L’amministrazione ha quindi vietato il traffico nel centro storico. Ma il dato giornaliero del PM10 è rilevato in via Montebello; il blocco diminuirà l’inquinamento del centro ma non in via Montebello.

Lamberto Soliani
lamberto.soliani@unipr.it