Enrico Letta, Angiolino Alfano, Matteo Renzi: è una classe di quarantenni ( o quasi, visto che Renzi di anni ne ha 38), quella che oggi ha in mano le leve del potere politico; e, indipendentemente dall’ opinione che si può avere nei loro confronti, è fuor di dubbio che siamo di fronte ad un “salto generazionale” rispetto ai protagonisti ben più attempati (uno dei quali, benché ormai vicino agli 80 anni, insiste a non volersi fare da parte) delle ultime stagioni politiche, e anche rispetto ad una società – quella italiana – che, per usare un eufemismo, non è particolarmente propensa a valorizzare le nuove leve.

Certo, la giovane età non è di per sé garanzia di buon governo, come ben sanno i parmigiani, che nel 2007 scelsero il più giovane Sindaco della loro storia, la cui vicenda politica si è però conclusa nel peggiore dei modi; ma qualcosa vorrà pur dire il fatto che, nonostante ciò, alla tornata amministrativa dello scorso anno la scelta è nuovamente caduta su un candidato nato nei primi anni ’70…

In questo senso, non vi è dubbio che il nostro Paese debba colmare un “vuoto” che è andato sempre più aumentando negli ultimi decenni: quello della distanza tra la classe dirigente e le nuove generazioni, che ha prodotto tra l’altro una vera e propria emarginazione (lavorativa, sociale e culturale) di queste ultime. Da questo punto di vista è decisamente inquietante quanto emerge dalle indagini sui paesi preferiti dai giovani europei che vogliono studiare o lavorare all’estero ; in questa particolare classifica, infatti, vince nettamente la Germania, mentre l’Italia ha perso quella posizione di vertice garantita da fattori quali il patrimonio artistico e culturale , il clima, il cibo… che, evidentemente, non bastano più a colmare l’enorme distacco in termini di opportunità formativa e occupazionale, efficienza dei servizi, attrattività che ci separa dalla Germania, ma anche da altri paesi europei. E d’altronde, quella della “fuga dei cervelli” è uno dei temi più ricorrenti nel dibattito pubblico italiano e una delle grandi emergenze nazionali, specie in prospettiva futura.

Sarà sufficiente il ricambio della leadership politica ad intercettare le richieste e le esigenze dei giovani? Nel discorso di insediamento tenuto subito dopo l’elezione a Segretario del PD, Renzi ha dedicato uno spazio insolitamente ampio, e con considerazioni non scontate, al tema della scuole e della formazione, che tra i tanti “nodi” della condizione giovanile è forse quello più decisivo. Anche se per molto, troppo tempo queste emergenze sono stati sciaguratamente trascurate dall’agenda politica, c’è ancora la possibilità di intervenire efficacemente, purchè si agisca subito e con decisione; in caso contrario un’intera generazione si troverà con un grande avvenire dietro le spalle, come diceva Gassman – e, per restare in tema, sarebbe proprio una grande “tragedia all’italiana”.

Riccardo Campanini