Erano lì, una vicino all’altro, sulla prima pagina del quotidiano locale di alcuni giorni fa.

In primo piano lei, l’avvocatessa sfregiata con l’acido e divenuta simbolo della battaglia contro la violenza alle donne, fresca di nomina a Cavaliere da parte del Presidente della Repubblica.

Nell’angolo sinistro, un po’ in ombra, lui, un altro – anzi , “il” Cavaliere per antonomasia, ancora in evidenza per un altro (forse uno degli ultimi, ma non è detto…) dei suoi proclami rabbiosi e minacciosi  contro tutto e contro tutti.

E’ facile – e stimolante –  prendere spunto da questo accostamento per trarne qualche considerazione, magari ispirandosi addirittura al “contrappasso” di dantesca memoria. Ad esempio, rilevando come l’uomo che in questi 20 anni ha voluto essere sempre  protagonista – in politica, negli affari e nel calcio, nei TG e sui giornali – venga relegato in secondo piano e non da qualche importante autorità, ma da una persona “normale”, per di più donna (!) e certo non di quel genere che Berlusconi è solito frequentare; oppure, per restare in tema, notando che a fare notizia è una signora che promuove, anzi incarna la dignità della donna contro quella concezione di “oggetto” e “ornamento” del maschio che in questi anni Berlusconi ha largamente promosso “in pensieri, parole ed opere”.

Ma non c’è bisogno di essere cinici per immaginare che Laura Annibali è probabilmente destinata ad essere “hero just for one day”,  mentre, a prescindere dal destino personale di Berlusconi, i rapporti tra gli uomini di potere e le donne continueranno ad essere in molti, troppi casi all’insegna del dominio e dello sfruttamento. Eppure anche in questo ambito qualcosa sta cambiando, se si è capaci di guardare “i segni dei tempi”, tra i quali – 50 anni fa…- veniva indicato proprio il nuovo protagonismo  del mondo femminile.

E non è certo per partigianeria verso una socia e amica del nostro Circolo  che tra questi segni di speranza si può indicare la testimonianza, ora affidata anche ad un bel volume,  che Albertina Soliani ha offerto nel corso della sua storia di donna impegnata in ambito ecclesiale, scolastico, politico.  Se davvero, come recita appunto il titolo del suo libro, “tutto si muove, tutto si tiene”, allora l’impegno di donne come lei e come Laura Annibali è   un contributo a muovere la nostra società verso modalità di relazione  – tra uomo e donna, ma non solo –  davvero rispettose della dignità di ogni essere umano, e insieme la prova che questa aspirazione lega e unisce generazioni diverse di donne (e di uomini).

Che, certo, il più delle volte operano silenziosamente e non vanno in prima pagina; ma visto chi (e perché) ci sta andando in questi giorni, forse è meglio così.

Riccardo Campanini