Dopo le iniziative e l’impegno del gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi”, è ora la Diocesi nell’ambito del Progetto culturale diocesano a presentare la rivisitazione delle quattro Costituzioni conciliari.

Lo fa partendo dalla “Dei Verbum” da alcuni definita “il capolavoro” del Concilio Vaticano II, un testo breve e denso, complesso e strutturato che racchiude il contenuto fondamentale del Vaticano II.

 

A guidarci nel percorso di approfondimento è stato chiamato il Vescovo di Brescia, Mons. Luciano Monari, studioso appassionato della Bibbia, che manifesta tutta la sua gioia nel parlare della Parola di Dio a Parma, nella Cattedrale che ben testimonia la centralità della Parola. Inizia il suo racconto dal Proemio della Dei Verbum che manifesta tutta la forza innovativa del Concilio “In religioso ascolto della Parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia il santo concilio fa sue queste parole di San Giovanni”annunciamo a voi la vita eterna”. Così la chiesa ed i cristiani devono avere la disponibilità ad ascoltare la Parola di salvezza per l’umanità intera con lo stesso silenzio, stupore, gioia, quasi incredulità di Maria all’Annunciazione. Dio infinitamente grande ma libero si rivolge a noi con la parola stabilendo una relazione personale nel rispetto della nostra libertà. Il Concilio supera così la concezione delle verità che Dio ci impone, perché il Signore si rivolge a noi con la confidenza dell’amico, come fanno gli amici, parlando come con Mosè “faccia a faccia” o come con il profeta “bocca a bocca”.Perchè, ricorda il Vescovo, nella nostra umanità la parola è una espressione personale di quello che ciascuno è, quando parliamo manifestiamo noi stessi e realizziamo un ponte con l’altro perché la parola è vita, dono ospitalità. Così attraverso la parola gli uomini hanno accesso a Dio, superando le barriere che nella religione ebraica sono messe nel tempio di Gerusalemme, in via progressiva per gli ebrei, le donne, i sacerdoti, il sommo Sacerdote, infine l’ultimo velo per il Santo dei Santi. Attraverso la parola siamo invece resi partecipi della natura divina – come dice nel Prologo Giovanni ”La vita di Dio si è fatta visibile” – perchè l’ottica della Parola di Dio è la nostra salvezza.

Tutte le scritture dicono l’amore per l’uomo, che si fa con le parole, le scelte, una crescita nella coscienza e libertà, che Dio vuole arrivi alla sua pienezza.

Parlando della “inerranza “ della Bibbia, il Concilio ci dice che la Bibbia contiene le verità per la nostra salvezza, in essa individuiamo il cammino per trovare la via giusta, non certo le risposte alla nostra ignoranza per i problemi, scientifici, storici, tecnici. E la Parola di Dio, si trova ed è testimoniata da Gesù, nella sua umanità, “Il Verbo si fece carne”, nella sua vita, nei suoi gesti , nelle sue parole.

In Gesù di Nazaret possiamo conoscere la gloria di Dio e, come dice S.Paolo, possiamo riflettere la nostra vita come in uno specchio, e continuare la nostra trasformazione in lui con l’assistenza dello Spirito. Monari poi afferma il legame profondo tra rivelazione e storia, Abramo, Mosè, i profeti sono collocati nella storia, sono tappe della comunicazione di Dio e diventano rivelazione nella crocefissione di Gesù. Dio non cessa di parlare nella nostra vita, perchè quello che è successo allora continua sempre come evento del presente nel quale siamo coinvolti, così l’assemblea è trasfigurata dalla Parola nel momento in cui si realizza, così la rivelazione progredisce nella Chiesa attraverso un processo continuo con l’assistenza dello Spirito. E’ un discorso appassionato quello di Mons.Monari per farci riflettere sul mistero di Gesù che è di piena umanità in cui gli estremi, la sua carne con la nostra, si incontrano.

Il sottotitolo dell’incontro “Cosa rimane del Vaticano II ?” è lasciato alle domande di due amici esperti, la Prof.ssa Liliana Castagneti, che lamenta le difficoltà nella realtà ecclesiale specie domenicale di collegare la liturgia e la Parola di Dio, e il Prof. Marco Bertè che riprende la completezza del cap.8 sulla Tradizione denunciando le difficoltà dell’annuncio soprattutto alle nuove generazioni.

Mons.Monari concorda sullo stretto legame tra Scrittura e Liturgia, che potrà meglio essere approfondita trattando la specifica Costituzione, ma vuole confermare come la liturgia introduca il mistero di Cristo risorto, fatto dalle sue parole e dai suoi gesti che sono eterni, nel tempo e nello spazio dove l’esperienza umana di Gesù è annunciata. Quando annunciamo la Parola di Dio e facciamo l’Eucarestia il mistero si compie nella nostra esistenza e la Parola di Dio ha il massimo dell’intensità nel gesto liturgico. Abbiamo infatti diversi gradi nell’ accostarci alla parola di Dio, dalla lettura individuale, alla preghiera di gruppo ed infine all’assemblea liturgica con la comunione ecclesiale.

Nel rapporto tra scrittura e tradizione ritiene che la tradizione corrisponda al flusso dell’esperienza di fede e di vita dei cristiani, un flusso che come la vita cresce nella tradizione ed ha come sostegno la scrittura.

Quanto all’annuncio del messaggio evangelico alle nuove generazioni, è consapevole della necessità di avere santi giovani, capaci di esprimere il Vangelo nel vissuto dei giovani; solo loro possono raccontare una esperienza di fede agli altri giovani con le parole giuste. Stessa considerazione riguarda il vissuto femminile, che è cambiato notevolmente negli ultimi 40 anni per cui le donne devono essere protagoniste nell’annuncio ed avere riconosciuto uno spazio nella chiesa.

Conclude con un appello ai laici, considerato il sostanziale cambiamento della società, rispetto a quella medioevale strettamente legata al sacro ed ai ministri della chiesa. Abbiamo bisogno di laici che incarnino il Vangelo nel mondo secolare, sta a loro aiutare la pastorale e dire in positivo con il loro vissuto come incarnare il mistero di Cristo nel mondo.

Graziano Vallisneri