Quello del “sogno americano” è un mito che da più di un secolo affascina e attrae persone di ogni nazione e continente, spingendole a partire – talvolta in carne e ossa, talvolta semplicemente con l’immaginazione – per la terra dove “nulla è impossibile”.

O almeno questo è quanto racconta il mito, visto che nella realtà il sogno si trasforma spesso in quell’incubo impietosamente raccontato da tanti film di denuncia e da canzoni come ”Like a rolling stone” e “The boxer”. Eppure il sogno resiste e continua a sfornare testimoni eccellenti: dopo l’afroamericano Obama è ora la volta di Bill De Blasio, nuovo Sindaco di New York e nipote di emigrati italiani; la cui trionfale elezione, per uno strano scherzo del destino, coincide quasi esattamente con il 50° anniversario della tragica fine del mito per eccellenza della recente storia americana, quello della “nuova frontiera” kennediana.

 

Anche per chi nutre robuste perplessità rispetto ad un sistema economico e sociale ferocemente competitivo come quello made in USA, la sua capacità di portare alla ribalta della cronaca personaggi di umili origini e capaci di emergere grazie unicamente alle proprie qualità segna senza dubbio un punto a favore del modello nordamericano, specie se confrontato con una realtà come quella italiana in cui il merito, l’innovazione, il cambiamento sono tutt’altro che premiati e valorizzati.

Restringendo il discorso alla sfera politica, quello che colpisce nel “fenomeno” De Blasio è la sua capacità di costruire e di portare avanti con successo una “narrazione” (come direbbe un noto leader politico), cioè un messaggio capace di coinvolgere ed emozionare, fondato su grandi ideali condivisi da larga parte della popolazione – ma, si badi bene, evitando nel contempo di proporre quel “libro dei sogni” che caratterizza tanti programmi politici nostrani, nei quali si afferma tutto e il contrario di tutto e in cui ci si guarda bene dallo scontentare qualcuno per paura di perderne il voto. Il neo-sindaco di New York, al contrario, ha dichiarato apertamente la sua intenzione di aumentare la tassazione sui redditi più alti per destinarne gli introiti a favore delle persone meno abbienti, nella certezza (confermata poi dalla urne) che la grande maggioranza dei suoi concittadini avrebbe premiato questa scelta.

Data l’enorme diversità tra la politica e la società americana e quella italiana è naturalmente impossibile sapere se un politico come De Blasio avrebbe successo anche nel nostro Paese. Ma sicuramente, visto il suo programma elettorale impostato sulla lotta alle disuguaglianze e alla povertà, non gli capiterebbe quello che è accaduto a importanti leader “progressisti” di casa nostra: che qualcuno, cioè, lo supplichi (invano) di “dire qualcosa di sinistra” .

Riccardo Campanini