E’ senz’altro un caso, ma certo fa abbastanza impressione il fatto che in questi giorni sia passata quasi sotto silenzio il concorso di Miss Italia, mentre sta avendo una grande risonanza la visita in Italia di Aung San Suu Kyi.

Ciò è particolarmente vero per il nostro territorio, che, rimasto “orfano” della manifestazione di bellezza, tradizionalmente insediata a Salsomaggiore, proprio in queste ore sta omaggiando il Premio Nobel per la Pace in visita a Parma.

 

Sarebbe bello poter dire che questo spostamento dell’ interesse da un avvenimento futile e, nel migliore dei casi, di “costume” (oltretutto succinto) ad uno di tutt’altro spessore – dalla cronaca alla Storia, si potrebbe dire – rappresenta davvero una diversa attenzione e sensibilità verso i “talenti” femminili da parte degli italiani. Purtroppo tanti altri episodi, piccoli e grandi, smentiscono questa ipotesi, ma forse non è utopistico sperare che la visita della “Lady” (come la chiamano i suoi concittadini) sia un seme che prima o poi darà i suoi frutti.

Del resto, pur in una vicenda personale straordinaria ed unica per valore e risonanza, Aung San Suu Kyi racchiude in modo esemplare qualità e pregi comuni a tante altre donne “normali”: mitezza, capacità di sopportazione, tenacia … Qualità che, purtroppo, molti uomini anche di successo fanno terribilmente fatica a vivere e a testimoniare (qualunque esempio al riguardo sarebbe superfluo).

Restando in tema va però aggiunto che anche nella particolare “classifica” delle pari opportunità il nostro Paese rischia seriamente di essere “retrocesso”:. da poco ci hanno lasciato grandi talenti femminili della scienza e della cultura (R. Levi Montalcini, M. Hack, F. Rame. M. Melato…) e mentre donne di altre paesi hanno appena raggiunto traguardi prestigiosi come la direzione della Federal Reserve americana o il Premio Nobel per la letteratura, nell’Italia di oggi sono – come sempre – le donne a pagare il prezzo più alto della crisi in termini di disoccupazione, tagli dei servizi, difficoltà economiche. Per non parlare del “femminicidio” che continua implacabile giorno dopo giorno, traendo linfa da una (sub) cultura che disprezza non solo le leggi scritte ma anche quelle, ben più importanti, dell’umanità e del vivere civile.

“Se non ora quando?” recita un noto slogan a favore delle pari opportunità rilanciato da una “pubblicità progresso” in onda in queste settimane. Voleva essere una domanda retorica, rischia di diventare un enigma senza soluzione.

Riccardo Campanini