Alcuni giorni fa il leader storico del centro-destra ha intimato ai “suoi” ministri (naturalmente senza consultarli) di rassegnare le dimissioni, col preciso intento di provocare la crisi di governo e le elezioni anticipate (poi le cose sono andate diversamente, ma questo è un altro discorso).

Normalmente decisioni così importanti e gravi vengono prese dagli organismi rappresentativi del partito interessato, come ha sommessamente fatto notare persino qualche berlusconiano della prima ora, ma in quella occasione nulla di questo è avvenuto.

 

Più o meno nelle stesse ore, a Parma andava in scena un inedito esperimento di “democrazia diretta” (la famosa Assemblea dei 500, ridottisi poi a circa 300), consistito nell’affidare direttamente ai cittadini, senza il filtro dei partiti o di altre organizzazioni, la possibilità di formulare proposte e progetti che l’Amministrazione si impegna a valutare con attenzione e, se possibile, a portare avanti.

Due forme di esercizio del potere, come si vede, diverse, anzi opposte, eppure entrambe accomunate da una sorta di “sfiducia” verso le modalità consuete di partecipazione politica, in primis quella storicamente incarnata dai partiti tradizionali – e non è quindi un caso che a quest’ultima categoria non possano essere iscritti né la varie declinazioni del partito di Berlusconi (da Forza Italia a PDL e ritorno) né il Movimento 5 stelle cui si deve la paternità dell’Assemblea parmigiana.

Ora, che i partiti non godano di buona salute – specialmente in Italia – è sotto gli occhi di tutti, ma è altrettanto indubbio che i tentativi fin qui compiuti per sostituirli con qualcosa di diverso non si sono rivelati particolarmente felici. Non è ancora stato trovato, insomma, ammesso che esista, il giusto equilibrio tra partecipazione e leadership, pluralismo e unità, valorizzazione dei militanti e apertura ai “simpatizzanti”…

Il discorso, però, non riguarda solo i partiti, ma più in generale le relazioni tra cittadini e istituzioni, che sono diventate decisamente “difficili”. Anche per contribuire a migliorare questa situazione, oltre che per tener fede alla sua storia e alla suoi principi ispiratori, il nostro Circolo sta promuovendo un importante progetto di “tavolo permanente” che verrà presentato tra alcune settimane, cui potranno aderire tutti i principali soggetti culturali, economici e sociali della città.

Perché, come insegna la storia, la democrazia non vive solo di partiti, ma anche (e soprattutto) di cittadini, gruppi, associazioni che offrono il loro contributo per il bene comune: la famosa “partecipazione”; grazie alla quale, nonostante i 2500 anni sulle spalle – e qualche inevitabile acciacco – la democrazia è ancora, come diceva Churchill, “la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle che si sono sperimentate fino ad ora”.

Riccardo Campanini
riccin@alice.it.