“È alieno dalla ragione pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia”. Queste le parole di papa Giovanni nella Pacem in terris, l’enciclica indirizzata per la prima volta anche a “tutti gli uomini di buona volontà”.

Poche settimane dopo Giovanni XXIII sarebbe morto e solo pochi mesi prima un suo intervento personale aveva scongiurato che la “guerra fredda” tra USA e URSS divampasse in conflitto nucleare a motivo delle tensioni attorno a Cuba. Oggi, a cinquant’anni di distanza, papa Francesco decide risolutamente di porre in gioco a sua volta tutta l’autorevolezza acquisita in pochi mesi di pontificato per fermare i venti di guerra che si addensano pericolosi sulla Siria. L’ iniziativa di Papa Francesco con la giornata di preghiera e di digiuno per la pace si pone in stretta continuità con l’opera di Papa Giovanni. Anche se oggi è cambiato lo scenario mondiale ed è difficile parlare di pace, perché la stessa parola ha subito una distorsione etimologica nel suo contrario : ormai si parla di “guerre per la Pace”, per antonomasia quelle degli americani in ’Iraq e in Afghanistan che ricordano il principio della pax romana di fare la guerra nelle province dell’impero per non averla sul proprio territorio.

 

Così vengono definite guerre per la pace quelle ormai endemiche fatte  contro stati e nazioni posticce lasciate dell’imperialismo occidentale nell’Africa  o quelle di liberazione in Sudamerica verso una lenta transizione “popolare e democratica” anche se non sempre come la intendiamo noi occidentali.

Eppure, come chiedeva la Pacem in terris, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la costituzione dell’Onu hanno delineato un percorso di pace fra gli uomini, ma l’Onu nata sulle logiche degli stati vincitori della seconda guerra mondiale  mostra tutta la sua incapacità di essere un autentico organismo di pace e di sviluppo mondiale.

Le pur meritevoli azioni di pace, per dividere i belligeranti con i “caschi blu” come in Libano ed in molti paesi dell’Africa,  basate su accordi politici, non riescono ad incidere efficacemente per creare una cultura della pace nel solco di quanto è stato fatto dagli stessi popoli in Angola, Ruanda e Sudafrica. Così anche il grande impegno nella lotta alle malattie e nel contrasto agli effetti delle guerre, testimoniato da  meritevoli associazioni e organismi  come Medici senza frontiere o Emergency non riesce a incidere sui  contendenti, che rimangono separati nella loro avversione reciproca, chiusi nel loro guscio di morte senza nessuna prospettiva di progettare un futuro vivibile se non attraverso la distruzione del nemico, e non sanno costruire insieme fatti comuni di pace. Eppure la pace la possono costruire soltanto loro.

In questo scenario complesso e difficile ci sono però autentici germogli di pace, misconosciuti dai “media” e dal pubblico.

Basta pensare alla pluridecennale esperienza di pace di Massimo Toschi, straordinaria per la sua storia di disabile per una poliomielite nel primo anno di vita, divenuto un “abile per la pace” come ha intitolato il suo libro biografico edito dalla Jaca Book. Toschi, un insegnante che si è inserito nella grande tradizione della politica di pace della Regione Toscana, nella Toscana di Don Milani, La Pira e Balducci,  sostenuto dai presidenti di regione Claudio Martini ed Enrico Rossi, ha realizzato percorsi di pace in molte realtà del mondo, soprattutto nel nostro Mediterraneo, diventando la voce delle vittime e in modo particolare dei bambini che pagano il prezzo più alto della stoltezza del mondo.

Massimo Toschi ha reagito alla sua inabilità con caparbietà e la sua esperienza personale sorretta da una forte spiritualità cristiana, gli ha consentito di fare spazio nel suo dolore e nella sua malattia anche a quello degli altri, trovando la sua vocazione nella necessità di dare la risposta ad un ragazzo algerino di Medea che gli chiedeva di poter tornare a camminare nonostante l’amputazione di una gamba a seguito di una mina.

Nel suo dinamismo, Massimo Toschi con iniziative di cooperazione e di pace della sua Regione ha collezionato un centinaio di viaggi e di iniziative per popolazioni in difficoltà con obiettivi di pace dall’Algeria del vescovo Teissier di Algeri, alla Palestina, dalla Columbia al Guatemala, dalla Burkina Faso ai Balcani, dalla Sierra Leone all’Etiopia ed Eritrea diffondendo il progetto Saving Children che non rappresentava soltanto una iniziativa umanitaria ma anche un grande disegno politico, una grande politica di pace, raccontando e costruendo la pace attraverso i bambini.

Invitato dal gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi”, Massimo Toschi sarà a Parma sabato 28 settembre alle ore 17,30 al Salone dei Missionari Saveriani per riflettere insieme sul tema “Pacem in terris” nella realtà di oggi.

Graziano Vallisneri