E’ stato certamente troppo rapido, incontrollato il passaggio di Parma da città- cantiere (la “città di Ubaldi”) a città-laboratorio politico (la “città grillina”, sotto osservazione permanente dalla stampa nazionale), luogo di sperimentazioni amministrative per il nuovo movimento ispirato alla decrescita.

Il fatto che questo movimento appaia già in crisi, soffocato da un leaderismo ingombrante e da una declinazione immatura dei principi della democrazia interna e della partecipazione, teoricamente un elemento di forza, rende la situazione di Parma ancora più incerta di quanto già non fosse.

 

La questione del debito che grava sul Comune, una questione certamente reale, non può essere alibi per celare deficit di idee, di visione di futuro e di senso di comunità, valori spendibili teoricamente a costo zero, che consentirebbero tuttavia ricadute positive di entità incommensurabile su una città che rischia di abbandonarsi a depressione collettiva e rassegnazione. E persino sui modi di gestire l’uscita dal debito c’è molta nebbia, se il fallimento di Spip rischia di essere una spada di Damocle di dimensioni ancora non ben definite, ma potenzialmente devastanti.

Parma ha dimostrato seria capacità di reazione alla corruzione, una patologia da cui non è stata immune, ma se l’onestà, nel suo aspetto più elementare, ovvero il principio basilare del “non rubare”, è una condizione necessaria, essa non può essere giudicata anche condizione sufficiente per quel governo strategico di cui si avverte urgenza e necessità.

Gli aspetti critici su cui Parma gioca il proprio futuro riguardano l’identità culturale sempre più sbiadita della città, l’impoverimento sociale che è conseguenza dell’impoverimento delle aziende, lo scollamento ed isolamento del sistema locale, la crisi (o potenziale crisi) dei cosiddetti assets strategici (dall’aeroporto, al Collegio Europeo, alla Spip, al Teatro, al sistema del commercio, dalla stessa Università, alle Fiere, ecc.), l’allontanamento sempre maggiore dei baricentri decisionali, quelli delle banche in primis. Gestire la città limitandosi all’ordinaria amministrazione, priverebbe di quella governance condivisa capace di mettere a rete le potenzialità (grandi) che Parma possiede, ridefinendo le sue prospettive, contribuendo a creare quello spirito di comunità, che riguarda nella stessa misura istituzioni e aziende, persone e associazioni.

La città sembra invece incagliarsi sulle sue contraddizioni, piuttosto che concentrarsi sui suoi talenti.

Aspetti che potrebbero essere marginali, ma che diventano centrali per il ruolo simbolico che hanno assunto, come la questione rifiuti, ovvero il termovalorizzatore, sono diventati luogo di scontro permanente. Il Borgo, con il convegno e il libro che ha pubblicato, ha cercato di fornire il suo contributo di chiarezza stimolando il confronto, per dipanare la complessa matassa di veti incrociati. Ma sembra trattarsi di una missione ardua, se non impossibile.

Il termovalorizzatore è diventato una delle cartine al tornasole della credibilità complessiva del nostro sistema. Che, va detto, non ne esce benissimo: chi si era impegnato ad impedirne il completamento e comunque l’accensione, ora addirittura nega di avere detto ciò che fu detto e scritto, mentre il forno ha iniziato comunque a bruciare rifiuti, in un clima di contrapposizioni politiche, denunce, sospetti e le tariffe rifiuti di Parma continuano ad essere le più care d’Italia e nessuno sembra esserne responsabile.

Il Borgo, pur negli ovvi limiti strutturali di un’associazione culturale indipendente e autofinanziata, intende proseguire nello svolgimento del proprio ruolo di servizio: ritornerà sulla questione rifiuti, approfondendo ulteriormente gli aspetti irrisolti. Ma soprattutto affronterà i temi più generali che riguardano una prospettiva di futuro, dal rilancio degli assets strategici, al riequilibrio delle dinamiche sociali, alla povertà e il disagio, sino a toccare la questione centrale della vitalità della democrazia e l’attualità dei valori che ne sono alla base.

Paolo Scarpa
Presidente de “Il Borgo”