A causa del parcheggio sono arrivato all’ora dell’inizio della celebrazione religiosa del commiato di don Andrea senza poter accedere in chiesa del Carmine a causa della folla stipata nelle due piazze antistante l’edificio.

Striscioni, bandiere di partiti politici e movimenti con percussioni e canti hanno accompagnato la cerimonia che si svolgeva in chiesa fino all’abbandono del feretro su di una’auto bianca delle pompe funebri.

 

Il canto di “bella ciao” è stata la litania di quel popolo e quel popolo è la famiglia di don Gallo insieme ai molti credenti che hanno condiviso il dono della parabola terreste di questo prete (presbitero) di frontiera sociale.

Don Luciano Scaccaglia, don Luigi Valentini ed Ettore mi avevano preceduto ed erano riusciti ad entrare in Chiesa e mi diranno che nella navata c’era ancora posto. Ma probabilmente era quell’altro popolo di don Gallo, quello della sua amata Chiesa cattolica e dei suoi famigliari della comunità oltre alle “autorità”.

Gli altoparlanti esterni hanno unito questi due popoli nel rito religioso, ma come le vecchiette che recitano il rosario durante la messa, il popolo delle piazze ha accompagnato la liturgia religiosa con la propria una liturgia laica con litanie corali.

Dopo la proclamazione del Vangelo ha preso la parola il cardinal Bagnasco, vescovo di Genova, per un prolusione sulla figura del caro don Gallo. Appena egli ha accennato al cardinal Siri, nell’illustrare il percorso storico e sacerdotale di don Andrea, il popolo delle piazze è insorto con grida, canti e rumori che solo l’intervento di Anna, la collaboratrice della comunità, è riuscita a tacitare.

La sapienza ha suggerito al cardinal Bagnasco di non riprendere la parola e non correre il rischio di far leggere il suo pensiero comunque come ostile al popolo delle piazze. Intelligentemente ha ritenuto che fosse sufficiente onorare la celebrazione con la sua autorevole presenza.

Al termine della celebrazione il commiato di don Luigi Ciotti è stato ascoltato anche nelle piazze con molta partecipazione perché ha unito le due celebrazioni quella della piazza e quella in Chiesa.

Due affermazioni mi sono rimaste del suo pensiero. Don Gallo è stato un presbitero della Chiesa cattolica e il suo amore al prossimo l’ha vissuto, anche orgogliosamente, nella Chiesa Cattolica. La chiesa dei poveri, degli emarginati, degli immigrati e delle prostitute e prostituti sussiste nella Chiesa cattolica e ne ha piena cittadinanza anche se il cammino di una piena realizzazione è problematica nei nostri tempi.

La Chiesa cattolica è un organismo vivo con molti don Gallo, più o meno comunisti come si dichiarava lui, che saranno tolti dalla loro attuale marginalità nella misura in cui la sinodalità nella Chiesa cattolica sarà una realtà vissuta da tutto il popolo di Dio per la realizzazione di una chiesa povera.

L’evento del commiato a don Gallo, come in altri casi analoghi, ha palesato, non due Chiese separate fra loro, ma due popoli della stessa Chiesa con i propri riti e liturgie, tutte pregni di spiritualità e di religiosità che camminano separati con barriere simili a quelle delle varie confessioni cristiane.

La cristianità occidentale paga a caro prezzo questa divisione che è nata dagli eventi storici dall’illuminismo e che vede negli anni ’50 con la soppressione dei preti operai un allargamento del fossato che non è stato colmato neanche dal vento innovatore del Concilio Vaticano II, che pure ne ha posto le premesse.

Avrà papa Francesco delle orecchie attente.

Claudio Michelotti