Il 3 giugno 1963 Papa Giovanni XXIII si addormentava nella misericordia del Signore. Fu, la sua, una esperienza travolgente, ad un tempo “mondiale” e “personale”.

Quel giorno è nel ricordo vivo di molti di noi più anziani, quando nelle ultime ore di agonia del Papa, tutti e tutto, paesi e città, sembrava essersi fermato in silenzio e preghiera con il solo suono solenne della musica classica dalle radio.

 

Quel giorno, come ricorda Gigi Pedrazzi, la Chiesa cattolica subiva la perdita che, per qualità ecclesiale, sarebbe stata la più preziosa e grande per ciascuno ma che avrebbe lasciato, ad ognuno dei contemporanei, una eredità spirituale non consumabile come è il Concilio Vaticano II che, anche se non capito e non recepito, continua ad operare nella Chiesa anche quasi da solo per “propria forza”.

Proprio il 3 giugno, nel 2009, come laici fedeli, uomini e donne della Chiesa di Parma, abbiamo dato vita al gruppo informale “Il Concilio Vaticano II davanti a noi” impegnandosi a “festeggiare” il Concilio, ripercorrendone, passo dopo passo, a distanza di cinquant’anni quegli eventi, rileggendone i testi alla luce del nostro tempo con l’obiettivo di giungere alla grande festa di tutta la Diocesi l’11 ottobre 2012, anniversario dell’apertura conciliare, un inizio di primavera per la Chiesa. E con gioia abbiamo potuto riscontrare, come piccolo, umile frutto del nostro lavoro, una nuova attenzione e consapevolezza all’interno della nostra chiesa per una riconversione “conciliare” che prima di tutto ha iniziato nelle nostre coscienze, E che ci ha permesso di vedere con spirito “sinodale” i nuovi “segni dei tempi” e assistere quest’anno, proprio quando i giorni sembravano più tristi per le vicende interne al Vaticano, a due eventi di eccezionale grandezza per la chiesa e per il mondo: il primo il 28 febbraio 2013 con la scelta inattesa ed epocale, scaturita dall’interiorità più severa e sofferta di Benedetto XVI, il secondo il 13 marzo 2013 con l’elezione, anch’essa inattesa ed epocale di Francesco I e della sua identità di semplice “quotidianità”, di ritrovato Vescovo di Roma, fatto venire dal nuovo mondo a ringiovanirci e semplificarci.

Proprio due giorni prima ci eravamo preparati a questo evento con una giornata di preghiera e di riflessione nella chiesa di Ognissanti, raccogliendo i nostri auspici per la “chiesa che vorremmo” in una lettera per il Papa.

Poi le settimane si sono susseguite velocemente portando ogni giorno una nuova sorprendente gioia, perché Francesco I, fin dal suo primo apparire, dal suo primo saluto, dai gesti semplici che lo hanno portato a vivere fuori dal Palazzo Vaticano, condividendo la vita semplice dei fratelli alla messa mattutina, al pranzo comune, dalle sue omelie ricche di misericordia, è stato accolto da tutti anche non credenti con entusiasmo sempre più diffusivo. Le parole pronunciate cinquant’anni fa da Papa Giovanni “La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di Nostro Signore…» fotografano bene anche lo stile del suo quinto successore, Francesco, chiamato «dalla fine del mondo». Ad avvalorare il parallelo tra Giovanni e Francesco è innanzitutto l’ex segretario di Roncalli, Loris Capovilla. Qualche giorno fa, definendo «indimenticabili» la serenità, la semplicità e il modo con cui il «Papa Buono» guardava le persone, ha detto: «Accade ugualmente con Papa Francesco. Quando gira per piazza San Pietro dà l’impressione che vorrebbe dare la mano a tutti, vorrebbe fare una carezza a tutti. È questa umanità di Dio che viene mostrata… In Papa Francesco sono evidenti la bontà e l’umanità di Dio che si mostra alla gente comune».

Ma oltre allo stile, ci sono gesti e parole significative, come l’auspicio di una chiesa povera dei poveri, il suo voler essere “Vescovo di Roma”, l’inizio della collegialità con l’incarico agli otto cardinali di ogni parte del mondo, il privilegiare nella sua azione pastorale le periferie, che ci riportano ai fondamenti del Concilio, alla “Gaudium et spes”, quasi fosse improvvisamente esplosa una nuova primavera per la chiesa che entrambi i Papi presentano vicina e amica degli uomini. E questo nuovo spirito che ci ridà speranza si sta diffondendo anche nella nostra chiesa di Parma, come abbiamo potuto toccare con mano alla grande assemblea di sacerdoti, religiosi, operatori delle nuove parrocchie,tenuta lunedì nella Chiesa di S.Andrea, nell’ascolto della testimonianza di Mons.Bregantini o come traspare da una nuova vivacità e molteplicità di notizie dalle pagine di Vita Nuova. Quanto a noi, come gruppo per il Concilio, vorremmo continuare il nostro semplice servizio di testimoni, per vivere pienamente questi giorni ricchi e belli per la nostra chiesa; così cerchiamo di portare avanti il lavoro di censimento sui “gruppi biblici” nelle nostre parrocchie, per concluderlo dopo la tre giorni biblica di agosto. Poi vorremmo iniziare il nuovo anno pastorale, in settembre, con una giornata di riflessione sulla “Pacem in terris”, di cui pure ricorre il cinquantenario, quindi con incontri di studio e approfondimento sulla “Povertà della Chiesa”, un tema caro al magistero di Papa Francesco, che vorremmo sviluppare partendo dal Concilio e dalla chiesa italiana per poi riferirci, in modo concreto e operativo, anche per un contributo alle nuove parrocchie, alla situazione della Chiesa di Parma nel rapporto con i beni economici e della loro amministrazione.

Il programma degli incontri, che pensiamo di alternare in diverse parrocchie, si potrà concludere con un seminario sul “ruolo della donna nella Chiesa”.

Questi sono i propositi che vogliamo condividere, in spirito conciliare di sinodalità, con i tanti amici che sono collegati con noi o che ci seguono anche con la News del Borgo.

 

Graziano Vallisneri