La disaffezione e la protesta verso la politica provoca una forte astensione; quest’ultima favorisce i partiti con un elettorato maggiormente “fidelizzato” (in particolare il PD); ergo, questi ultimi hanno tutto l’interesse a far sì che gli elettori continuino ad allontanarsi dalla politica disertando le urne….

A guardare i risultati delle consultazioni amministrative di maggio il sillogismo appena enunciato, per quanto paradossale, sembrerebbe funzionare, ma in realtà, con buona pace di Aristotele, è assai debole. Intanto perché, come si è visto alle elezioni di febbraio, è sufficiente che una parte degli astenuti si rechi al voto per terremotare il quadro politico, con le ben note conseguenze; in secondo luogo per il fatto che chi viene eletto con un consenso così ridotto (l’eligendo Sindaco di Roma ha ottenuto al primo turno il voto di nemmeno un quarto dei potenziali elettori) è per forza di cose debole e incontra quindi grosse difficoltà a realizzare il proprio programma; e infine – ma non meno importante – perché non è affatto scontato che gli astenuti prima o poi, non si “arrabbino” e trasformino la loro protesta in qualcosa di diverso, e forse di più pericoloso, della fuga dalle urne.

 

Allora forse il discorso andrebbe completamente rovesciato e la “tesi” in questo caso suonerebbe più o meno così: visto che quasi il 50% degli elettori si astiene, evidentemente perché nessuna delle opzioni presentate lo convince, cosa fare per riuscire ad ottenere il loro consenso? I temi su cui provare a riscuotere la fiducia dei cittadini non mancano, anzi, come si dice in questi casi, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Cosa devono fare allora le forze politiche vecchi e nuove, per convincere quei milioni di scettici e di indecisi che proprio non se la sentono di andare a votare nonostante l’”offerta” elettorale sia quanto mai ampia e variegata (a Roma i candidati Sindaco erano una ventina)?

Un suggerimento può venire da una campagna pubblicitaria molto in voga in queste settimane e che ha come slogan “Chiedilo a loro” – nel nostro caso, i cittadini-elettori. Eh sì, perché non ci si può lamentare se nella manciata di giorni dedicati al voto questi ultimi scelgono di non esprimersi, quando negli altri 360 e passa giorni dell’anno nessuno li ha voluti ascoltare.

Riccardo Campanini