“ll lupo allora gli disse: – Ma tu sei quello che l’anno scorso ha insultato mio padre ! – E l’agnello a spiegargli che a quella data non era ancora nato”.

E’ la famosa favola di Esopo, scritta duemila e cinquecento anni fa, ma che (purtroppo) è quanto mai attuale:

cosa dire infatti di coloro che alcuni giorni fa hanno raccolto firme contro la cittadinanza italiana per i bambini degli immigrati col pretesto che un ghanese impazzito aveva ucciso a sprangate alcuni passanti?

 

I quali bambini, della strage in questione, hanno colpa esattamente come l’agnello della favola (e infatti diversi cittadini hanno vivacemente protestato contro la raccolta di firme organizzata nell’occasione); ma evidentemente i lupi sono ancora agguerriti e sfrontati anche dopo tanti secoli ….

E’ triste scoprire che, nel 2013, pregiudizi, luoghi comuni, ma anche vero e proprio razzismo (quello, ad esempio, di chi continua a fischiare Balotelli e altri calciatori dalla pelle scura) siano tutt’altro che in via di esaurimento e trovano sempre nuovi argomenti per riemergere. Eppure sarebbe sufficiente un minimo di buon senso e di realismo per smontarli facilmente: a quanti temono che una qualche forma (temperata e “corretta”) di “ius soli” provocherebbe un’invasione di stranieri basterebbe mostrare la foto di classe di qualche scuola elementare o media – ma anche di alcuni istituti superiori – per rendersi conto che, piaccia o meno, l’”invasione” c’è già stata; a chi poi, più sottilmente, teme gli effetti “elettorali” dell’estensione del diritto di cittadinanza va ricordato che già oggi i diciottenni nati in Italia possono diventare cittadini italiani e quindi votare, per cui l’eventuale estensione di tale diritto ai minori non avrebbe alcun effetto sui consensi dei vari partiti.

Ma allora perché tante resistenze, perplessità, paure? Per dare una risposta soddisfacente, più che gli storici o i sociologi, bisognerebbe forse scomodare gli psicologi se non gli psicanalisti. Il sospetto comunque è che alla base di questa difficoltà a considerare nostri connazionali bambini nati e cresciuti qui, che parlano italiano e studiano la nostra storia, vi siano fondamentalmente due ragioni, entrambe decisamente poco nobili: la prima, che ostacolare il più possibile l’inserimento dei “nuovi italiani” consente di scaricare su questi ultimi la responsabilità della mancata integrazione (“è inutile cercare di integrarli, tanto non vogliono”, è il luogo comune ricorrente in questa materia) e quindi di non spendere tempo e denaro per favorirla. Le seconda, che famiglie con minori “stranieri” possono essere più facilmente messe ai margini (tanto – altro stereotipo ricorrente – se perdono il lavoro possono sempre tornare al “loro” paese…) rispetto a quelle autoctone, che quindi hanno tutto l’ interesse a mantenere lo status quo.

Tornando alla favola di Esopo, va aggiunto che, nei tanti secoli trascorsi da allora, la vicenda si è arricchita – diciamo così – di una nuova specie di animali: gli sciacalli che speculano su temi così delicati e su tragedie come quelle di Milano. Quando si dice la civiltà e il progresso!

Riccardo Campanini