Capita qualche volta che un filo segreto leghi tra loro circostanze di per sé lontanissime: è successo qualche giorno fa in occasione della presentazione delle iniziative in programma per ricordare Andrea Borri a 10 anni dalla scomparsa (v. articolo nella Piazza) e della contestuale dedica allo stesso Borri della Sala Conferenze nei locali del nostro Circolo.

Solo poche ore prima, il Capo dello Stato aveva evocato la stagione delle “larghe intese” degli anni ’76-‘79, che coincise appunto (ecco il “filo segreto”) con l’inizio dell’impegno parlamentare di Borri e con la nascita per sua iniziativa de “Il Borgo”.

 

E’ allora inevitabile chiedersi quanto di quella stagione possa essere in qualche modo riproposto nel contesto attuale, come auspicato appunto da Napolitano, e cosa significhi oggi cercare il dialogo tra forze politiche contrapposte e apparentemente antitetiche (ricordando ad esempio che “Il Borgo” esordì pubblicamente con un dibattito tra un esponente della DC e uno del PCI…).

La risposta, naturalmente, dipende in buona misura dalle opinioni politiche in merito e non può quindi essere univoca. Una cosa però va detta con chiarezza: pur con tutti i limiti e le ambiguità che l’hanno caratterizzata, l’esperienza del cosiddetto “compromesso storico” fu originata fondamentalmente dalla consapevolezza delle due maggiori forze politiche di allora di dover mettere in salvo il Paese, minacciato dalla crisi economica e dal terrorismo, e portò tra l’altro all’approvazione di alcune pietre miliari dell’ordinamento giuridico italiano come la riforma sanitaria e quella psichiatrica.

In questo senso, la distanza tra quell’esperienza e la realtà odierna, fatti salvi naturalmente i fortissimi cambiamenti intervenuti ad ogni livello in quasi 40 anni, appare davvero tanta. Soprattutto, ed è questo forse il punto di maggiore distanza, alla base di un possibile accordo tra le maggiori forze politiche di oggi non sembra esserci tanto la consapevolezza di una responsabilità comune verso la Nazione e i suoi cittadini, quanto, più prosaicamente, l’esigenza di salvaguardare ambizioni e interessi individuali o tutt’al più di partito.

Sarebbe naturalmente ingenuo e ingeneroso voler dividere con un taglio netto interessi e valori, che, come la storia insegna, vanno di pari passo e non possono mai essere distinti con facilità. Ma con tutte le cautele del caso non vi è dubbio che la distanza tra le due situazioni – quella di allora e quella di oggi – rimanga netta e chiara e neppure il nobile appello del Capo dello Stato basta a colmarla. A meno che, in tutte le forze politiche, non diventino protagonisti dei politici come Borri, persone cioè che mettano al primo posto la ricerca del bene comune, l’impegno per “fare squadra”, il dialogo disinteressato e sincero, il guardare oltre le “appartenenze” e gli stereotipi. Difficile, forse impossibile; ma necessario, oggi come allora.

 

Riccardo Campanini