“Finché ci sono loro in questo paese non cambierà mai niente: dicono una cosa e ne fanno un’altra, sono bugiardi e inaffidabili….”. Diceva così Claudio Bisio due settimane fa sul palco di Sanremo, aggiungendo subito dopo “non parlavo degli eletti ma degli elettori!”.

E nella sua vignetta sull’”Espresso”, poche ore prima del voto, Altan metteva in bocca al suo elettore-tipo questa frase: “Non riesco a smettere, sono schiavo del voto d’azzardo”. Non si può dire insomma che nessuno avesse previsto il risultato delle elezioni di domenica e lunedì, anche se (ma non è la prima volta) a “prenderci” non sono stati certo sondaggisti ed esperti, che avevano preconizzato tutt’altro risultato.

 

Quella del “voto d’azzardo” è comunque una metafora perfetta dell’atteggiamento di tanti cittadini al momento di recarsi alle urne: in un paese in cui il vizio del gioco (legale e non) è diventato ormai un’epidemia, tanto da essere stato catalogato come una vera e propria dipendenza, non stupisce che anche la scelta elettorale possa aver ben poco a che fare con una valutazione razionale e assomigli piuttosto invece al gesto con cui si collocano le fiches sul tappeto verde della roulette o si sceglie dal mazzo il “grattino” giusto (o almeno così si spera) .

Questo naturalmente non accadrebbe se non ci fosse un discredito così forte verso la classe politica nel suo complesso e uno scetticismo dilagante nei confronti di proposte e programmi considerati inadeguati e lontani dai problemi dei cittadini. Ma visto che ormai “les jeux sont faits” la domanda che ora tutti si fanno è se e come si verrà fuori dal caos in cui sono piombate le istituzioni a seguito del risultato elettorale.

Apparentemente nulla lascia presagire una via di uscita; eppure, se si guarda al passato, vi alcune coincidenze che permettono invece di intravvedere uno spiraglio: nel 1978 – l’anno del rapimento e dell’uccisione di Moro – e nel 1992 – quello dell’assassinio di Falcone e Borsellino – al momento di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica non si respirava certo un clima migliore di quello di oggi. Ma proprio l’emergenza in cui si trovava il nostro Paese diede al Parlamento la spinta decisiva che portò ad eleggere in un caso Pertini e nell’altro Scalfaro, due galantuomini che contribuirono in modo decisivo o portare l’Italia fuori dal tunnel e restituire ai cittadini la fiducia nella politica “alta” e disinteressata.

Ebbene, anche quest’anno, in un altro momento particolarmente buio e difficile della nostra storia, il Parlamento sarà chiamato, tra poche settimane, ad eleggere il nuovo Capo dello Stato E – pur se può sembrare anche questo un affidarsi più alla sorte che a considerazioni realistiche – non è forse vero che “non c’è due senza tre” ?.

Riccardo Campanini