E’ stata una bella giornata quella del Convegno sul “Concilio a Parma”, perché in molti l’avevano iniziata con l’ascolto della commovente ultima intervista al Cardinal Carlo Maria Martini in un video straordinario girato un mese prima della morte, ove con un filo di voce e un’intensità rara, regala alcuni ricordi sul Concilio Vaticano II («Eravamo entusiasti, guardavamo al futuro, parlavamo con il mondo»)

e le sue ultime spiegazioni sulla “parola di Dio” ..Ma una giornata ancor più gioiosa perché vedeva la realizzazione, almeno in parte, dell’obiettivo, che si erano posti gli amici del gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi” fin dall’inizio del loro impegno, quello di celebrare sinodalmente con la Diocesi e il Vescovo il 50° anniversario del Vaticano II. E in effetti nel salone dei Missionari, gremito come nelle grandi occasioni, aleggiava uno spirito veramente conciliare nella consapevolezza  da parte di tutti di partecipare ad un momento importante di vita ecclesiale.  Sentimenti confermati dalle parole di saluto di Luigi Pedrazzi, promotore tre anni or sono della proposta di “festeggiare” il Concilio ripercorrendo, con una lettera mensile che invia agli amici, eventi e fatti conciliari partendo dall’annuncio di Papa Giovanni nel 1959. Il Convegno che ha come tema “L’eredità del Concilio Vaticano II nella Chiesa di Parma”, è anche l’occasione per presentare il “dossier” sulla ricezione del Concilio a Parma elaborato dal gruppo, che verrà integrato dalle relazioni, come al solito di grande intensità e qualità, di Don Umberto Cocconi e Giorgio Campanini.

 

Il Concilio  come “vino nuovo” , è questa la metafora evangelica che sceglie don Umberto per raccontare il dono di grazia ricevuto dalla Chiesa. La sua relazione si dipana quindi  tra il discorso di apertura di Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962  e quello di chiusura di Paolo VI il 7 dicembre 1965.

Papa Giovanni, con “Gioisce la madre Chiesa”, definisce origine e compiti di un concilio, che vuole essere essenzialmente pastorale, facendosi carico delle attese e delle speranze di un mondo in una fase di evoluzione, che non chiede giudizi dei “profeti di sventura” ma  parole di misericordia da parte della Chiesa. Paolo VI  con parole di grande profondità invita la Chiesa a riflettere su sè stessa e sul mondo moderno, perchè mai come in questo tempo la Chiesa ha sentito il bisogno di conoscere, avvicinare, comprendere, servire ed evangelizzare la società. Una Chiesa, appassionata del mondo, che riconosce nell’antica storia del Samaritano il paradigma della spiritualità del Concilio.

Per comprendere ciò che il Concilio ha prodotto, richiama don Umberto, è necessario ritrovare la parola chiave che è costituita dal “dialogo”. Dialogo tra l’uomo che si fa Dio e il Dio che si fa uomo, tra la Chiesa e il mondo,  dialogo con la modernità, al tempo del Concilio, ed oggi con la post modernità.

Un dialogo che presuppone le condizioni del riconoscimento di alterità, del rispetto per l’altro e dell’ascolto. E viene quindi naturale chiedersi se la Chiesa oggi è aperta al dialogo e se, come autorevolmente richiamato nel libro di Xeres e Campanini, riesce a respirare con entrambi polmoni, quello magisteriale e quello laicale. Proprio ai laici è dedicato l’ultimo auspicio perchè sia rispettato e accolto il dono prezioso della loro capacità di inserirsi nelle vicende della storia e di dare un contributo perchè l’intelligenza della fede porti all’intelligenza della realtà. Così con la conversione che il Concilio chiede a tutti, anche a sacerdoti e religiosi,  conclude don Umberto, sul piano religioso, morale, intimistico, sarà possibile riversare il vino nuovo del Concilio negli otri nuovi, o rinnovati, delle nostre coscienze e, speriamo, delle nuove parrocchie.

Giorgio Campanini nella sua relazione dà conto di come la Chiesa di Parma si sia interrogata sui frutti del Concilio, quali passi in avanti o indietro siano stati fatti, come la recezione nella prima fase sia stata caratterizzata da due parole chiave: la contestazione e il rinnovamento. C’è stato è vero un silenzioso cammino, grazie all’impegno di Mons.Pasini, per l’acquisizione della riforma liturgica e l’accoglimento della Parola, mentre  più difficile è stata la recezione sul campo dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e sulla presenza del laicato. Così è stato ridimensionato il ruolo del Consiglio Pastorale Diocesano, mentre il XXI Sinodo, esperienza di rara ampia partecipazione, non ha visto poi realizzate le tante felici indicazioni. In particolare conclude Campanini, due sono le problematiche da affrontare: la valorizzazione del ruolo della donna e l’impegno dei cattolici nella politica e nella cultura. Un discorso questo ampio, che dopo la fase del collateralismo, richiede una rilegittimazione della politica alla pari di un rinnovamento nel campo della cultura  teologica e biblica per fare i conti con la modernità. Le numerose stimolazioni del dibattito danno modo ai relatori di riaffermare l’ugenza del superamento dei ritardi nella chiesa per il riconoscimento della dignità dei laici, favorendo la loro corresponsabilità, riacquistando l’ abitudine alla collegialità e alla sinodalità, ( a quando il Consiglio nazionale dei laici?) a far riconoscere anche dai media l’immagine di Chiesa come popolo di Dio.

Così rinfrancati dall’incontro abbiamo potuto partecipare la sera dell’11 ottobre alla solenne celebrazione in Cattedrale, dove il Vescovo ha aperto l’Anno della Fede ma ha anche presentato il prossimo Concilio dei giovani che impegnerà per tre anni di incontri, formazione e testimonianze, i giovani delle nuove parrocchie. Poi nel ricordo della fiaccolata di cinquant’anni fa in piazza S.Pietro con l’indimenticabile “discorso sulla luna” di Papa Giovanni, anche a Parma promossa dall’Azione Cattolica, la fiaccolata è uscita dal Duomo per raggiungere piazza Garibaldi. Data la pioggia incessante si è conclusa nella chiesa di S.Pietro dove Paola Bignardi ha proposto una riflessione sull’eredità viva e non ancora compiuta del Concilio che “ha aperto alle coscienze dei cristiani e delle comunità un nuovo modo di pensare se stessi. Più  evangelico, più aperto, più essenziale e solidale con la storia umana”. Questo  è il concilio che abbiamo “davanti a noi”.

Così Parma ha festeggiato il Concilio e in conclusione possiamo far nostre le parole di Enzo Bianchi su quesi giorni di celebrazione “ Si potrà dire che resta ancora molto da attuare del Concilio: è inevitabile, dato che quell’assise volle farsi eco del Vangelo e che il Vangelo è sempre ben lungi dall’essere attuato pienamente, ma ciò che cinquant’anni fa è stato acceso come fuoco nel cuore dei credenti per ora arde e non pare in procinto di spegnersi.”

Graziano Vallisneri
grazianovallisneri@tin.it