In tanti consideriamo l’anno che stiamo vivendo come uno dei più difficili periodi della nostra storia; per la paura della crisi economica che non finisce mai, per l’incertezza del futuro, per la difficoltà a individuare le linee di una politica all’altezza dei problemi, per il disagio e il dolore creato dalle tristi vicende vaticane. Eppure, in questi pochi giorni che ci separano dalla celebrazione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, si avverte l’aleggiare di un nuovo spirito conciliare che ci restituisce fiducia. Così lo abbiamo trovato nella forte e amorevole testimonianza di vita e di morte del Cardinal Martini, che in modo inatteso e diffusivo, ha fatto germogliare in tante coscienze i germi della speranza e della gratitudine. Così l’abbiamo scoperto nella grande assemblea di associazioni, gruppi, riviste cattoliche, convocata il 15 settembre a Roma,  per parlare della “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri”. Soprattutto ci fanno riflettere le parole profonde e nuove di Raniero La Valle, che nonostante l’età, non finisce di meravigliarci e di arricchire i nostri cuori, esortandoci a “prendere il Concilio nelle nostre mani”. Un Concilio che Papa Giovanni ha voluto fosse pastorale perché i discepoli e tutti gli altri potessero capire e crescere nella fede. Per questo si può dire che il Concilio ha fatto l’esegesi e la ricapitolazione di tutti i concili precedenti e dell’intero annuncio cristiano con una nuova “ermeneutica della fede”. Letti così, suggerisce La Valle, i più importanti documenti del Concilio svelano insospettabili ricchezze: la “Dei Verbum” sulla divina rivelazione, come interpretazione autentica di Trento, volta a superare la controversia fuorviante sulla “sola Scriptura”, e a restituire la Bibbia alla Chiesa mettendo la Parola di Dio nelle mani di tutti i fedeli, come parola viva; la “Lumen Gentium” come rilettura e integrazione del Vaticano I, quando restituisce il Papa alla Chiesa nella collegialità di pastori e fedeli;la “Gaudium et Spes”, compresa come la purificazione della memoria del Concilio di Nicea, fuori da ogni tutela e comando imperiale; la riforma liturgica  come un rinnovato discernimento della preghiera e del culto, nella centralità dell’eucarestia, per sgravare Dio del “carico di errate preghiere”, come cantava padre Turoldo. Ma soprattutto ci ha sorpreso e felicemente coinvolto la riscoperta di La Valle, secondo cui  come discepoli, anche noi siamo dentro una successione; non c’è solo la successione apostolica, che da Pietro e dagli altri apostoli arriva fino ai nostri vescovi e al papa: c’è anche una successione laicale, che dai discepoli anonimi che Gesù amava è giunta fino a noi; e questa successione discepolare non è meno importante dell’altra, perché anch’essa fa parte della Tradizione che viene da Gesù e che insieme alla Scrittura porta con sé la divina rivelazione e rende attuale per ogni generazione la parola di Dio. E proprio in forza dell’impatto che questa Chiesa dei discepoli, come destinatari e ispiratori, ha avuto nella Chiesa del Vaticano II, possiamo  pensare che questo ruolo dei discepoli debba continuare ed essere presente e vivo oggi nella ricezione del Concilio e nella sua trasmissione alle giovani generazioni, alle persone nate dopo il 1965, che non videro il Concilio, a quelle nate dopo il 1981, che secondo le statistiche in gran parte hanno perduto la fede; insomma, come ha auspicato anche mons. Bettazzi, un ruolo dei discepoli di oggi  verso la Chiesa e l’umanità di domani.
Per questo, rinfrancati dallo spirito conciliare che ci sollecita ad essere pietre vive nella Chiesa, siamo pronti a festeggiare  l’11 ottobre 2012 l’anniversario dell’apertura del Concilio alle ore 21 in Cattedrale con la solenne celebrazione del Vescovo cui seguirà la fiaccolata organizzata dalle Associazioni fino in piazza Garibaldi dove Paola Bignardi terrà il suo intervento.
Mercoledì 11 ottobre alle ore 17  avrà luogo il Convegno “L’eredità del Concilio e la Chiesa di Parma” con gli interventi di Giorgio Campanini e Don Umberto Cocconi e la presentazione del Dossier sul Concilio a Parma a cura del Gruppo “Vaticano II davanti a noi”.

Graziano Vallisneri