Con la giornata di studio e preghiera del 10 giugno a Betania si è concluso il ciclo di incontri promossi dal gruppo “Concilio Vaticano II davanti a noi” per rileggere la recezione del Concilio nella chiesa di Parma, quanto è stato accolto e quanto resta da fare, ben rappresentati dal suggestivo titolo “Il Concilio a Parma tra memoria e profezia”. Il tema della giornata sull’impegno ecclesiale dei laici si è sviluppato con quattro ricche e preziose testimonianze.

Quella di Luciano Mazzoni, che ha vissuto in prima persona, seppure giovanissimo, gli eventi di un periodo di grandi fermenti nella vita ecclesiale di Parma, e ci tiene a ribadire come, a differenza di interpretazioni politicistiche, le motivazioni dei primi gruppi spontanei siano state essenzialmente ecclesiali e come nella sua esperienza di vita di giovane quindicenne avesse avuto un ruolo essenziale il Messaggio del Concilio ai giovani del 7 dicembre 1965, che già nell’incipit invitava ad operare con slancio profetico .

Un invito che, ripensato nella tre giorni della GIAC del 1969 e sostenuto anche dal clima di particolare zelo pastorale e sinodale dei parroci dell’Oltretorrente , don Dagnino, don Magri, don Pelosi, si traduceva nella costituzione del primo raggruppamento “Nuovo umanesimo”, legato alla rivista Nigrizia, poi nel gruppo de “I protagonisti”, che ebbe grande risonanza con l’occupazione della Cattedrale, fatto del tutto casuale per il collegamento con le vicende dell’Isolotto di Firenze. E ricorda a questo riguardo l’impegno, insieme a Mons.Pasini, di don Dagnino per superare le fratture, invitando i giovani ad una serata di preghiera e di dialogo in S.Giuseppe anche per dar seguito alle speranze di una chiesa rinnovata.

Il fermento giovanile nella chiesa di Parma si esprime poi in altre iniziative, in cui i temi di approfondimento e di dibattito sono quelli del concordato, delle nuove Chiese, della teologia della liberazione, dell’insegnamento della religione a scuola, dell’ecumenismo e della questione cattolica a Parma.

I nuclei iniziali attivi, presenti alla fine degli anni ’60, sono quindi nelle parrocchie di S.Giuseppe, di S.Maria della Pace, di S.Leonardo, S.Rocco retta dai Gesuiti, a S.Benedetto con i salesiani e poi in Gioventù aclista.”.

Col Giubileo del 1975 “Rinnovamento e riconciliazione” e l’appello di Paolo VI al dissenso per un rientro (messaggio “Gaudete in Domino”) si chiude una fase con differenziazioni e diaspora dei diversi attori. Un racconto quello di Luciano, giocoforza sintetico, che meriterebbe una sistemazione di tutto il materiale documentario in un testo organico, ( e vi è un auspicio degli amici per questo) ma che testimonia come il Concilio abbia, a Parma, profondamente inciso anche in una generazione di giovani appassionati della propria chiesa e abbia lasciato germi preziosi per esperienze ancora vive come quelle di sostegno al terzo mondo.

Il Rinnovamento dell’Azione Cattolica è il tema assegnato a Corrado Truffelli che

inizia il suo intervento ricordando come, quando nel 1964 ne divenne Presidente, l’Azione Cattolica era una grande organizzazione, mentre quando lasciò quel compito, nel 1973, era ridotta in briciole.In effetti l’AC è stata indubbiamente una espressione della Chiesa pre-conciliare; è emblematica, in proposito, la figura di Evasio Colli, il Vescovo dell’AC, che l’aveva difesa strenuamente durante il fascismo, ma che ha subito il Concilio a cui si sentiva “estraneo”.

Tuttavia all’interno dell’organizzazione vi sono stati gruppi che hanno anticipato il Concilio. La generazione dei laici cresciuta nel dopoguerra aveva acquisito una cultura critica, con una visione più scientifica delle cose, che la rendeva capace di leggere le ambiguità e le contraddizioni presenti nell’esperienza di chiesa che veniva facendo e di interpretarne il superamento.

Ma ciò la portava ad una crescente divaricazione con una parte del clero con nuove difficoltà e incomprensioni. Che si manifestarono su aspetti essenziali come nell’ambiguità del rapporto con la politica, ad esempio nel rituale invito dei Vescovi “all’unità politica ma non unità partitica”, ai “punti fermi”, all’ errore del referendum; nel ruolo dei laici; nella stessa concezione dell’Apostolato. Eppure partendo da queste capacità critiche, che il Concilio aveva alimentato anche se per una minoranza di clero e di laici, è stato possibile perseguire il fecondo rinnovamento dell’AC.

La “scelta religiosa”, promossa e testimoniata da Bachelet, è stato il tentativo di superare la sempre ritornante tentazione del “potere temporale”, cioè dell’illusione di cercare la “salvezza delle anime” attraverso la legge; non significò certamente ritualismo, miracolismo o devozionismo, ma, all’opposto una capacità di affrontare i problemi culturali e pastorali del nostro tempo in modo coerente con il Concilio.

E a questo punto Truffelli si chiede se non si è sbagliato a concentrare tanto interesse sulla vita della Chiesa. Se ci poniamo di fronte alle nostre responsabilità ci rendiamo conto che vale la pena di preoccuparci di più e più operativamente dei molti che soffrono perché è su questo che siamo giudicati Il problema è inoltre e soprattutto , quello di “come credere”, come rintracciare un modo di intendere il rapporto tra noi, il mondo e l’immagine di Dio che ci siamo fatti, che sia compatibile e coerente con le conoscenze che la scienza, la ricerca storica, la ricerca biblica ci propongono.

Renato Marchesi ricorda la realtà del Cenacolo Diocesano di Apostolato, iniziato nel 1948, come esperienza di vita e di formazione spirituale che ebbe una grande influenza per tanti laici impegnati nella comunità ecclesiale e nella società di Parma e che in parte si ispirava all’Istituto secolare sorto a Milano su iniziativa del Prof.Lazzati.. Ai cenacolisti era richiesto un impegno di elevata vita spirituale: dalle promesse temporanee di castità e obbedienza, compatibilmente al proprio stato di vita, alla meditazione quotidiana, confessione settimanale, partecipazione agli esercizi spirituali e agli incontri formativi quindicinali.

Alla fine degli anni 60 i componenti sono un centinaio, provengono in gran parte dalla AC di Parma e di altri centri della provincia; sono i Parroci che inviano a Mons.Cavazzini i giovani più sensibili alle tematiche spirituali e sociali ma anche i membri più anziani (seniores) si prendono cura delle nuove adesioni dei più giovani (juniores). Con l’avvento del Concilio Vaticano II, il Cenacolo entra in crisi, si affaccia un nuovo ruolo dei laici, “popolo di Dio” non più oggetto di pastorale ma soggetti attivi, collaboratori, chiamati alla “santificazione attraverso le cose del mondo”, non più nonostante il mondo. Negli anni 70 il Cenacolo non riesce ad interpretare i segni dei tempi e ad entrare in una ottica che superi la visione clericocentrica della Chiesa, perde alcune caratteristiche dello statuto come l’obbligo delle promesse di castità ed obbedienza e si riduce ad una ventina di membri. La maggioranza confluisce in altre associazioni come l’Ufficio Diocesano della pastorale familiare.

Eppure, conclude Marchesi, coloro che hanno avuto la fortuna di fare un pezzo di cammino con tanti amici non possono dimenticare la forte motivazione spirituale, che ci contagiava reciprocamente, l’esempio che gli adulti davano ai più giovani attraverso un comportamento coerente con i principi evangelici, l’esempio e lo spirito di servizio che proveniva da persone poi chiamate a ricoprire importanti incarichi politici ed amministrativi. Una esperienza che ha lasciato il segno nella vita di tanti come è stato testimoniato dagli amici che hanno partecipato all’incontro di Betania e che alla Messa hanno ricordato in un elenco ormai lungo i Cenacolisti “che sono andati avanti e ci sorridono dalla eternità”.

La giornata di Betania inizia e si conclude con le parole di Giorgio Campanini e i temi trattati possono essere ben racchiusi nel titolo “Quale voce per i laici nella Chiesa” utilizzato per un suo articolato intervento sull’ultimo numero di Aggiornamenti sociali, come bilancio a 50 anni dal Concilio del “protagonismo laicale “ nella Chiesa. Ed infatti Campanini auspica che il lavoro fatto dal gruppo sul “Concilio a Parma tra memoria e profezia” non rimanga nei cassetti ma sia utile alla nostra Chiesa per verificare i frutti del suo annuncio alla luce del Concilio dal 1962 al 2012.

Certo, passi avanti sono stati realizzati per la liturgia, la Bibbia, l’immagine della famiglia, la spiritualità coniugale ma altre promesse sono state mantenute solo in parte. A suo avviso a Parma la Chiesa è cambiata in meglio anche se la riflessione dovrebbe appuntarsi su tre aspetti critici fondamentali:

  • il passaggio da Chiesa in situazione di cristianità a chiesa missionaria e di nuova evangelizzazione;

  • quali sono gli uomini, le risorse, le iniziative rivolte ai non credenti, considerato che la catechesi degli adulti raggiunge forse solo l’1% dei praticanti;

  • la fuoriuscita dalla Chiesa del mondo femminile che a suo avviso è il maggiore scandalo del 900.

Infatti la riflessione anche per illuminare queste zone d’ombra non deve limitarsi ad una verifica storica del passato, e a tal fine opportuna è la redazione di un dossier che raccolga il lavoro di tanti amici e testimoni; così come laici dovremmo continuare il nostro impegno per affrontare i problemi ancora aperti o che sono apparsi come nuovi: dal come parlare di Dio, a come rinnovare le strutture e soprattutto a come riprendere la lezione conciliare dei “segni dei tempi”. Quali sono oggi i segni dei tempi e da quale analisi partire per una nuova evangelizzazione.

Da qui l’invito al gruppo ad impegnarsi in una forte, partecipata celebrazione dell’11 ottobre, data del 50° dell’apertura del Concilio Vaticano II, con l’iniziativa di un grande Convegno Diocesano sulla “Eredità del Concilio, 50 anni dopo”. Una proposta da sottoporre al Vescovo affiancandosi alle iniziative già in programma in collaborazione con altre associazioni e realtà diocesane

Alle parole di Campanini fa seguito l’intervento di Don Luigi Valentini che, nel condividere l’esigenza di una attenta lettura del tempo in cui viviamo, ricorda gli obiettivi del coinvolgimento dei laici e della loro formazione che il Vescovo Enrico ha posto nel suo piano pastorale con la ristrutturazione della Diocesi: dalla nuova organizzazione della Curia come punto di lavoro collegiale, di ascolto, di approfondimento unito al Vescovo, al ruolo del Seminario minore, luogo di incontro, cultura, formazione e preghiera ed infine alla ristrutturazione delle nuove parrocchie che saranno caratterizzate dal servizio ministeriale. Risposte importanti, riprende Alberto, missionario in Burundi, che però non possono esaurire i nostri interrogativi sulla chiesa di oggi, con la crisi dei sacerdoti e delle vocazioni, i problemi posti dalla libertà e dalla globalizzazione, la emarginazione delle donne, la frammentazione sempre più vasta di nuove realtà che richiederebbero il superamento delle divisioni e la comunione nella carità per una chiesa unita anche se piccola e povera.

E con questi sentimenti abbiamo concluso la giornata invocando lo Spirito nella Eucarestia attorno all’altare della bella chiesa di Betania.

Graziano Vallisneri