La comunione nella chiesa e la corresponsabilità dei laici sono stati al centro del quinto incontro sul “Concilio Vaticano II  a Parma  tra memoria e profezia”. L’esperienza del Consiglio Pastorale Diocesano è stata rievocata con la consueta puntuale compiutezza da Pietro Bonardi, storico e testimone, che ha iniziato il percorso dal decisivo impegno dell’Amministratore Apostolico mons. Pasini, convinto che “la Diocesi ha voluto il Consiglio Pastorale Diocesano  non soltanto perché raccomandato dal Vaticano II, ma perché possa essere per noi tutti  richiamo continuo e indicazione sicura per un valido inserimento nel rinnovamento conciliare”. Così il primo Consiglio viene convocato il 1° marzo 1969, dopo una profonda preparazione sul piano organizzativo e formativo che coinvolge i laici, e le parrocchie, mentre il  nuovo Consiglio presbiterale  indica nel CPD “l’organismo chiave per una riforma autentica della comunità locale”.
Grandi quindi le attese di questo nuovo strumento di cui nella sua lettera pastorale del 26 febbraio Mons.Pasini delinea compiti ed obiettivi. Il Consiglio, con segretario  il prof. Marco Bertè affronta subito una analisi sociologica della vita locale e indica i tre temi prioritari:catechesi, liturgia, famiglia. Partono così i gruppi di lavoro per la catechesi, la pastorale operaia e per costituire un Centro studi. Altri temi importanti: la riforma liturgica, l’analisi dei limiti e del ruolo di Vita Nuova, che individua nella forma cooperativa lo strumento più adatto per rendere  il settimanale voce della comunità, la pastorale dei ragazzi. Ma presto sorgono momenti di difficoltà anche per la contrapposizione  di un gruppo di sacerdoti di Parma Centro,  in particolare nei confronti di un gruppo ecclesiale che contesta i nuovi centri parrocchiali  in nome della povertà evangelica. Nonostante le insofferenze ed  una sempre più ridotta partecipazione, nel settembre 1972 mons. Pasini emana una seconda lettera pastorale “Verso il nuovo consiglio pastorale diocesano” in cui lamenta come “noi parmensi forse non siamo facili a rilevare gli aspetti positivi del nostro lavoro”. Traccia poi una panoramica completa  “ortodossa” e sofferta di un triennio di inusitate novità per il mondo ecclesiale di Parma, che dà spazio ad un ampio  dibattito su Vita Nuova;  prevale quindi l’orientamento dell’attesa con la costituzione di una Commissione pastorale diocesana, di sacerdoti, laici e religiosi, che ha lo scopo di preparare la Costituzione del nuovo CPD e di svolgerne le funzioni.
Tanti i temi trattati in questo periodo, in cui assume un grande rilievo la preparazione al Convegno Diocesano su Evangelizzazione e Promozione umana, che invoca la ricostituzione del CPD “al quale compete di realizzare la forma più ampia di visibile comunione di tutte le componenti del popolo di Dio” rilevando come sia indispensabile che nei momenti non decisionali il CPD possa godere di vera responsabilità di scelte e non senta come incombente la presenza dell’autorità.  Dopo l’approvazione del nuovo Statuto nel novembre 1978 riparte il CPD che dedicherà gran parte del suo impegno alle linee di fondo per il lavoro pastorale della Diocesi ed in seguito alla Parrocchia, al Diaconato permanente, alla catechesi per gli adulti. Il 5 giugno 1982 il CPD assume il compito, su proposta del prof. Campanini, di raccogliere e pubblicare le lettere pastorali di Mons.Pasini  che costituiscono ancora oggi un testo da cui ricavare non solo una  visione dell’evolversi della nostra comunità ecclesiale ma anche spunti  teologici assai validi. Così il CPD continua la sua attività, con i vari rinnovi, come supporto alle iniziative dei Vescovi  succedutisi, con particolare impegno nella preparazione del Sinodo, rimanendo comunque in tutti i membri una incertezza di fondo sulla natura e la finalità dell’ organismo di cui fanno parte.
Sono gli stessi interrogativi che riprende nel suo intervento Giorgio Del Sante,e riguardano la chiarezza sui compiti del CPD, la percezione del ruolo di ciascun membro, il distacco tra il dire ed il fare, perché molte dichiarazioni rimangono inattuate. Anche se, rileva, l’attività del Consiglio è strettamente collegata al modo di rapportarsi con il Vescovo ed è senz’altro migliorata nella esperienza attuale dalla possibilità di impostare la sua azione su programmi definiti anziché su molti temi scollegati e diversi. Il filo conduttore del 10° Consiglio Pastorale Diocesano, di cui è segretario, costituito dal Vescovo Enrico nel giugno 2009, è  rappresentato dalla lettera pastorale triennale “Ho un popolo numeroso in questa città: la comunità cristiana di Parma educata dalla Parola e chiamata ad educare”. Anche questo Consiglio, come il primo, ritiene  di impostare la sua attività sulla conoscenza approfondita della situazione sociale, demografica, economica e di sensibilità religiosa della comunità parmense, avvalendosi della collaborazione di amici esperti e di una indagine  sulla partecipazione all’Eucarestia ed alla Catechesi, compiuta sul 30% delle parrocchie. E’ così possibile pervenire alla valutazione dell’azione educativa della nostra Chiesa sulla base dei punti di forza, sui quali fare leva e dei profili da migliorare individuando  il messaggio centrale “Cristo risorto” da trasmettere nell’azione educativa. Ma soprattutto approfondendo le vie pastorali da privilegiare per “interrompere le interruzioni” che oggi caratterizzano la frequentazione della maggior parte delle persone con la comunità ecclesiale e con l’attuazione di un circolo virtuoso  della educazione. E’ questo l’oggetto del primo contributo elaborato dal Consiglio “La casa scoperchiata” consegnato al Vescovo in vista dell’attuazione del programma pastorale. Il secondo impegno per favorire l’avvio del Nuovo assetto della Diocesi è prodotto nel documento  “Pieno di spirito e di sapienza”, consegnato il 20 maggio 2011,  con le indicazioni e le proposte del CPD per il Servizio Ministeriale che è apparso come l’elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi  e per la realizzazione concreta dei cambiamenti che il Nad vuole generare. Sono così approfonditi l’identità del Servizio Ministeriale, che è di comunione e alla comunione, lo stile dei membri, che è quello del samaritano,  le esigenze di formazione permanente. L’ultimo impegno, in fase di realizzazione, è il contributo alla prossima visita pastorale e alla sinodalità, con proposte che richiamano quello che il XXI Sinodo diocesano ha definito come personalizzazione della fede.
Rileva quindi con una certa soddisfazione che il Consiglio ha operato alacremente, suddiviso in commissioni organizzate per zone ma a suo avviso, data l’importanza del ruolo, il consigliere dovrebbe essere esentato da altri compiti ecclesiali per dedicarsi compiutamente all’attività del CPD, come del resto vi fu l’impegno straordinario di tutti per la preparazione del Sinodo.
Nel dibattito Giorgio Campanini ribadisce che, anche secondo quanto è emerso nel convegno di Verona del 2006, in molte Diocesi si  lamenta il mancato funzionamento dei consigli; anche se nei testi conciliari viene amplificato il concetto della corresponsabilità, poi nella realtà concreta, il principio entra in crisi perché molto spesso i Vescovi si riferiscono agli organi di consultazione solo per alcuni aspetti della vita pastorale e non per tutte le scelte pastorali importanti. Così ad esempio ricorda che in occasione del Sinodo la mozione assunta dal CPD sull’ organizzazione parrocchiale fu accantonata e il Vescovo ne  trasferiva la competenza al Consiglio Presbiterale, o recentemente la decisione di indire il Concilio dei giovani non è stata preceduta da alcuna forma di consultazione. Sono gli stessi rilievi che Marco Bertè riferisce per la sua esperienza nel primo CPD e che  come ribadisce Claudio Michelotti rischiano di rendere la corresponsabilità una scatola vuota.
Anche se la Chiesa non ha una forma democratica la gerarchia non deve essere autoritaria ma realizzare la comunione di tutti i fedeli nella consapevolezza che la chiesa camminerà sempre più sulle gambe dei laici. Una convinzione, conclude  Giorgio del Sante, che ci deve comunque impegnare a considerare sempre l’essenzialità del ruolo dei sacerdoti verso i quali deve aumentare il nostro sostegno e stimolo a fare comunione.

Graziano Vallisneri
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