“Il risveglio biblico a Parma, dal Concilio ad oggi” è il tema svolto dal Prof. Marco Berte’ nell’incontro mensile del gruppo “Il Concilio davanti a noi”, tenutosi lunedì 12 marzo presso la sede de “Il Borgo”.

C’è stato un risveglio biblico dal Concilio ad oggi, più diffuso che nella fase preconciliare? È nata dal Concilio una maggiore esposizione alla Parola di Dio, alla Sacra Scrittura, riconsegnataci dal Concilio dopo un lungo esilio o, meglio, cui il Concilio ci ha nuovamente consegnati? Senza dubbi, asserisce il relatore, una rinnovata “esposizione” alla Parola di Dio, condizione essenziale per la vitalità della Chiesa e la trasmissione della fede, è avvenuta durante e dopo il Concilio; essa rappresenta, in Italia più che altrove, il primo e più importante effetto del Concilio.

Se ancora negli anni precedenti il Concilio si continuava a preferire il catechismo mandata a memoria alla conoscenza diretta della Bibbia, in quegli stessi anni sorgevano anche a Parma i primi “Gruppo del Vangelo” e non erano pochi i laici che cominciavano a leggere direttamente la Bibbia. Durante lo svolgimento del Concilio, prima ancora dell’approvazione e diffusione delle Costituzioni, la risonanza nell’opinione pubblica delle discussioni in aula e dei dibattiti, riportati da giornali e riviste, pieni di citazioni bibliche, suscitarono in molti il desiderio e la convinzione di dover attingere direttamente alla Parola di Dio. La fase postconciliare è suddivisa dal relatore in tre periodi. Dalla chiusura del Concilio agli anni ’80 vanno ricordate le figure di alcuni sacerdoti (un ricordo particolare va a don Gianni Pizzaferri), che furono guida nella lettura della Bibbia alla ricerca di un sostanzioso nutrimento della fede, per vivere con libertà e franchezza la comunione ecclesiale, per intraprendere un dialogo costruttivo col mondo contemporaneo. Nacque anche la contestazione ecclesiale, che, per contraccolpo generò sia l’irrigidimento del Magistero, sia divisioni e contrapposizioni tra contestatori, innovatori e conservatori. Dal 1980 al 2000 numerose iniziative attestano il risveglio biblico. La esposizione alla parola di Dio incide soprattutto nel modo di vivere la propria porzione di Chiesa, nella fede e nella spiritualità personale. Pur col forte rischio di una lettura incentrata sulla soggettività, individuale e di gruppo, il periodo è ricco di attività e iniziative, in parte strutturate e permanenti, alcune vive ancora oggi. Non mancano iniziative promosse dalla Diocesi, sia centralizzate che localizzate nelle parrocchie. Dopo il 2000, di fronte all’indebolimento del senso di appartenenza alla chiesa e anche allo scollamento dal mondo, percepito come estraneo se non ostile, la esposizione alla Parola diventa risorsa per consolidare la fede, motivare l’impegno, e anche cercare radici di una nuova chiesa allo stato nascente.

Il bilancio complessivo è dunque di un significativo risveglio biblico, di una positiva recezione del Concilio in questo campo, che ha coinvolto i presbiteri, chiamati a rinnovare il loro servizio biblico, ed i laici, che hanno maturato un più profondo bisogno biblico e una più assidua presenza biblica. Il risveglio biblico è stato infatti un fenomeno in gran parte laicale, nel quale maggioritario è il contributo femminile. Insieme con elementi positivi permangono tuttavia anche elementi di fragilità, di fronte ai quali non v’è altro rimedio che lasciarsi raggiungere dalla Parola, lasciarsi investire, inquietare, interrogare da essa, con atteggiamento di feconda passività che unisca l’umiltà nei confronti della Parola all’esercizio, nella comunità ecclesiale, della libertà dei figli di Dio, della franchezza, della corresponsabilità e anche, quando necessario, della denuncia profetica. Se dà conforto l’avvenuta crescita di un movimento biblico di base, va pure riconosciuto che il cammino da percorrere resta lungo e difficile. Due tentazioni, sottolinea il relatore, possono incrinare il rapporto con la Bibbia: farne uso per imporre, giustificare e difendere le proprie convinzioni e posizioni, oppure rifugiarsi in essa per liberarci dai problemi che ci assillano, per cercare in essa un ambiguo sottile piacere spirituale. Di qui la proposta avanzata dal relatore di attuare un censimento dei gruppi biblici, in modo da conoscerne le caratteristiche, organizzare incontri tra essi, favorire utili scambi di esperienze e, insieme, per un migliore servizio alla comunità, dare vita a un corso per animatori biblici.

 

Enzo Lucchetti