Con una ampia e qualificata partecipazione, si è tenuto mercoledì 11 gennaio il primo degli incontri su “Il Concilio a Parma”programmati dal gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi”, in collaborazione con l’Associazione “Il Borgo” e l’Istituto di scienze religiose, per approfondire e riflettere sulla storia del Concilio a Parma: come è stato accolto, quali frutti ha prodotto, cosa resta da fare per rinnovare la nostra chiesa, in un percorso che sta tra la memoria e la profezia. E’ questa la scelta di servizio alla Diocesi, fatta dal nostro gruppo per “festeggiare” quest’anno conciliare nel cinquantenario dell’apertura del Vaticano II che la Chiesa tutta si prepara a celebrare il’11 ottobre prossimo con l’inizio dell’Anno della fede.

A don Alfredo Chierici era stato quindi assegnato il compito arduo di relazionare sulla “Recezione del Concilio ecumenico Vaticano II a Parma”, lui in quanto prezioso testimone, che ha raccontano la sua esperienza pastorale, teologica, di prete sempre al centro della Chiesa e della città, come giovane sacerdote durante il Concilio, come membro della comunità di assistenti dell’Azione cattolica nelle prime fasi di attuazione, e poi come parroco e Rettore del Seminario.

Una visuale quindi dall’interno della Chiesa, documentata dalla rilettura degli annali dell’Eco della curia, che ha analizzato soprattutto sentimenti , comportamenti e impegni dei principali attori della comunità ecclesiale, i Vescovi, i presbiteri, i laici. Ha raccontato così i turbamenti al ritorno dalla sessione conciliare di Mons. Evasio Colli, che pur essendo apprezzato anche al di fuori della Diocesi per il suo impegno per l’ Azione cattolica, di cui era direttore generale nei tempi difficili del fascismo, come pure nella Commissione per l’Apostolato dei laici , di cui era stato chiamato a far parte e per il Seminario, temeva che il Concilio volesse affondare la Chiesa , senza più Tradizione e senza il Primato del Papa. Preoccupazioni che nel prosieguo delle sessioni riuscì a superare con il sostegno di Mons. Parente, un amico vescovo e teologo. Poi il grande impegno nella realizzazione operativa di Mons. Amilcare Pasini, prima amministratore apostolico, poi Vescovo di Parma dal 1971 al 1981.

Le sue lettere pastorali sono un continuo riferimento al Concilio, e danno vita a un effettivo rinnovamento nella vita della chiesa di Parma: presbiterio e comunione presbiterale, collegio degli assistenti di AC, aggiornamento e studio sui documenti conciliari, avvio dei Consigli Presbiterale e Pastorale, attuazione della riforma liturgica, Convegno di evangelizzazione e promozione umana, Scuola di formazione teologica. Sono anche gli anni dei fermenti giovanili ed operai che comporteranno problemi e difficoltà , come con “l’occupazione della Cattedrale”, che tuttavia Mons. Pasini seppe affrontare con equilibrio. Con Mons. Benito Cocchi, Vescovo dal 1982 al 1996, un momento determinante per il ripensamento della Chiesa di Parma è la convocazione del Sinodo Diocesano preparato da tre anni di studio sulle costituzioni conciliari, cui fanno seguito assemblee conclusive particolarmente ricche di discussioni e proposte. Al Sinodo farà seguito il Convegno dei giovani con un lungo itinerario partecipato a livello parrocchiale.

Come in tutta la Chiesa, anche nel Presbiterio di Parma vi sono gruppi che accolgono con grande entusiasmo il Concilio mentre altri fanno maggiore resistenza. Tra il clero emergono figure importanti come Don Antolini, don Dagnino, Mons. Rossolini, gruppi di preti giovani fra cui don Pizzaferri, biblista, e ancora alcuni preti operai (Don Fontana, don Siliprandi, Don Araldi).

A Parma c’è una forte spinta alla secolarizzazione, soprattutto nel clero giovane sono letti i teologi della secolarizzazione, alcuni si pongono in forte critica della chiesa, affermando la povertà della chiesa e la scelta dei poveri. E’ il momento sofferto della defezione di 15 sacerdoti. La riforma liturgica, con la lingua italiana, i canti, gli altari verso il popolo, porta a forti discussioni fra i presbiteri, come pure la teologia e i problemi morali derivanti dall’affermazione conciliare del valore della coscienza da un lato e dai problemi dibattuti sul divorzio, l’aborto, l’uscita della Humanae vitae.

Anche a Parma il Concilio viene accolto e vissuto con grande entusiasmo dai laici, che leggono con passione il diario del Concilio di Raniero La Valle sull’Avvenire specie per i temi del Popolo di Dio, della responsabilità dei laici, di una Chiesa costruita da tutti. L’Azione cattolica rientra in questo approfondimento teologico e pastorale ma sorgono gruppi spontanei di contestazione (il 14 settembre del 1968 la Cattedrale è occupata dal gruppo “I protagonisti” di S.Maria della Pace). Non mancano tuttavia momenti di grande partecipazione del laicato al Consiglio pastorale diocesano, ai Convegni, al Sinodo Diocesano, alla Scuola di Teologia.

Don Alfredo rinvia al dibattito, ma soprattutto agli incontri più approfonditi sui temi specifici, una risposta più completa alle domande sulle attese, sulle mancanze, sulle speranze che derivano da questo Concilio, vero dono dello Spirito, alla Chiesa di Parma, anche se si deve essere consapevoli che un cammino enorme è stato fatto.

Nel dibattito le prime voci ricordano l’entusiasmo e la passione per la Chiesa di tanti laici, che ora hanno i capelli bianchi, passione che è però andata scemando, mentre Fregoso mette fra gli impegni assunti in quegli anni, la realizzazione della CEP, una cooperativa per la gestione diretta da parte dei laici del settimanale diocesano Vita Nuova e della libreria Fiaccadori, ed ancora l’iniziativa della Fuci per l’attivazione del Collegio Giovanni XXIII a favore dei giovani studenti del terzo mondo; Mazzoli richiama l’esperienza del Cenacolo, che contribuì alla formazione di tanti laici impegnati nei diversi settori della vita e si avvalse del magistero di Lazzati. Secondo Michelotti sarebbe necessario integrare la storia della chiesa ufficiale con gli eventi che hanno segnato gli anni del 1968 anche a Parma, di coloro hanno lasciato il sacerdozio per riscoprire una chiesa povera o di chi ha partecipato al lungo cammino delle Acli con il distacco dalla DC al di fuori della ufficialità, nella consapevolezza che anche la diaspora è chiesa ed occorre tener conto dei suoi fermenti. Marchesi ritiene che negli anni del Concilio e del dopo concilio siano iniziati percorsi di grandi progressi nella società civile, in particolare per l’emancipazione femminile, mentre nella Chiesa non sono stati fatti passi altrettanto importanti e il magistero sembra ingessato su affermazioni ormai inadeguate ai problemi più urgenti. Anche Vallisneri ricorda arretramenti della Chiesa ufficiale per quanto riguarda la collegialità, la povertà e la condizione della donna. Calvi, dopo aver ribadito che il Consiglio pastorale diocesano di cui fa parte ha lavorato attivamente sulle proposte del Vescovo che presta loro attenzione e ascolto, ritiene fra i valori più importanti affermati dal Concilio, che dobbiamo sempre difendere, il primato della coscienza. Campanini ritiene di dover esprimere gratitudine per tutti coloro che si sono impegnati negli anni del Concilio anche se in seguito hanno determinato nella Chiesa eventi di tensione, che è però difficile giudicare anche perché la Chiesa è dentro la storia e noi dovremmo chiederci semmai come immaginiamo con spirito conciliare la chiesa del futuro e la vita dei giovani.

Concludendo la serata, don Alfredo concorda sul rischio di un analfabetismo di ritorno, di difficoltà effettive ad entrare nei problemi veri del nostro tempo, nell’uso di un linguaggio che non è capito e che fa coincidere la Chiesa con la gerarchia. Dovremmo cominciare a sentirci tutti Chiesa , a prendere coscienza delle cose e assumerle con capacità di testimonianza e di coinvolgimento nella certezza che al di là di tutte le difficoltà e gli arretramenti è lo Spirito che ci spinge.

 

Graziano Vallisneri