Aldo Maria Valli, vaticanista da 15 anni della Rai, attualmente al TG 1, per il quale ha seguito Giovanni Paolo II in circa quaranta viaggi internazionali, che poi ha raccontato nel suo bel libro “Il mio Karol”, quindi apprezzato scrittore, ha iniziato la giornata parmigiana alla Biblioteca Ilaria Alpi chiamato a presentare il suo libro “Storia di un uomo- Ritratto di Carlo Maria Martini.”

Un titolo, spiega, che all’inizio aveva pensato diverso sottolineando la parola fiducia come segno distintivo della vita del Cardinale, fiducia in Dio e alle persone più deboli; testimoniata in particolare con la sua esperienza pastorale a Milano, dove è entrato a piedi portando in mano la Bibbia, dove ha cercato sempre di dialogare con gli uomini, anche quelli più lontani e non credenti, anche se la vera distinzione che lui fa è quella tra uomini pensanti e non pensanti. Valli aveva anche pensato di far riferimento a una frase ripetuta dal Cardinale “Ogni tempo è un tempo di grazia”, perché il Signore non lascia mai soli, e bisogna lasciarsi sorprendere da lui con quello stupore che è una dote piccola dei bambini ma anche delle grandi persone. Ma è stato poi Martini che, ricordando di essere sempre stato uomo tra gli uomini e di essere andato anche a Gerusalemme per intercedere, stare in mezzo, ha ritenuto più appropriata la “Storia di un uomo”. Una storia che Aldo Maria Valli, cattolico “ambrosiano” che ha seguito più da vicino il pastore durante tutti gli anni del suo ministero a Milano, ha saputo raccontare con “memoria umile e grata”, come dice Enzo Bianchi, non certo con lo spirito dell’esegeta, dello storico della chiesa o del teologo, ma come cronista, che ha solo agganciato la narrazione ad alcuni fatti e documenti, alle interviste e agli incontri, come l’ultimo, di grande commozione, avvenuto all’Aloisianum di Gallarate raccontato alla conclusione del libro, quasi un dono al lettore. E da li che si riavvolge quel filo srotolato fra le pagine, dove la penna del cronista illustra gli insegnamenti fondamentali di Martini; un filo che accompagna con straordinaria sensibilità, testimonianza di un affetto profondo, la vita di un uomo, che nonostante la sua vicenda all’interno della chiesa e i suoi grandi traguardi a livello di studioso, ha mantenuto l’umiltà e la serenità che non è azzardato dire di un fanciullo.

 

E’ la storia di un umile comunicatore della parola di Dio, come lo definisce nella prefazione Ferruccio De Bortoli , un ritratto profondo e completo che racchiude l’uomo, che non si è mai sottratto al dialogo con chiunque, il religioso, che non ha mai tralasciato il carisma e lo stile missionario del gesuita, in quella sua accoglienza incondizionata quando il confronto si fa con i lontani o quando si addentra in quelle che chiama le “zone grigie” della bioetica. Infine il pastore e il suo amore infinito per Dio e per la Chiesa che “ci sarà sempre ma incontrerà sempre più culture differenziate”. Nel libro vi è una parola che ritorna, quella del sogno, che per il Cardinal Martini significa ridestare con la riflessione della Parola e l’agire concreto “quella capacità di sognare che il Concilio aveva comunicato alla nostra Chiesa e che ci procurò tanta gioia” ; è quel mondo visto con gli occhi di Dio,con gli occhi della fede, con gli occhi della preghiera, che l’Arcivescovo di Milano va a contemplare a Gerusalemme una volta terminato il suo ministero episcopale.

E il sogno del Concilio è ritornato nelle parole di Valli all’incontro, sempre organizzato dal Gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi” in Seminario Minore sul tema “Il Concilio e la Chiesa del futuro”.

La passione per il Concilio deriva a Valli, che per età anagrafica non ha potuto viverlo, dalla vicinanza di grandi testimoni come il Cardinal Martini, che ha interpretato con la sua vita la Dei Verbum, Mons.Luigi Bettazzi con cui ha scritto “Difendere il Concilio”,con Hans Kung, che nella sua intervista Valli definisce ribelle per amore ed infine Mons.Loris Capovilla, prezioso custode della eredità spirituale di Giovanni XXIII. La lettura del Concilio preparata da Valli è per un pubblico di giovani, perché tanti ne aspettavamo quella sera, quindi ne riporta fedelmente e con parole semplici le linee portanti. Che, ricorda, sono la dimensione pastorale per trasmettere meglio i contenuti della fede, la visione di una Chiesa non come corpo chiuso ma come organismo che vive nel mondo, di chiesa “popolo di Dio in cammino”, di chiesa che si interroga su sé stessa, che vive il dialogo interreligioso nella consapevolezza che nel momento della divisione sono state le istituzioni a vincere sulle persone e con la sottolineatura che mentre l’istituzione si pone la domanda di “quanto mi conviene”, la dimensione dei mondi vitali è “quanto è credibile la nostra testimonianza”. Ed ancora fra le svolte copernicane, la centralità della Parola di Dio a cui viene ancorato più strettamente il Magistero, la riforma liturgica e la valorizzazione dei laici come compartecipi a pieno titolo della vita della Chiesa in quanto profeti, sacerdoti e re.

Più difficile è farsi profeti e immaginare la Chiesa del futuro, anche se ricorda Valli dovrebbe essere quella suggerita dal Concilio, una comunità di comunità.

Certo va riaffermata l’attualità dei fondamenti conciliari ma, annota Valli, sono vive anche oggi difficoltà di attuazione o interpretazione. Così la tentazione dogmatica riemerge per rassicurare e dare un senso di sicurezza rendendo più faticoso, con l’affermazione della identità e della verità, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Anche la riforma liturgica è messa in discussione e si intravvede un clericalismo di ritorno per cui, mutuando le immagini dal libro di Xeres e Campanini,” Manca il respiro”, la Chiesa di Pietro sembra navigare in acque basse. Arretramenti come la giornata di preghiera ad Assisi, certo di tono minore rispetto all’evento di Giovanni Paolo II e depotenziata sul piano ecumenico per la mancanza della preghiera pubblica e la presenza di non credenti che ha spostato l’iniziativa dal piano religioso a quello culturale. Così anche l’insistente richiamo ai valori non negoziabili con un nuovo “non possumus” contraddice l’esigenza riaffermata dal Concilio e incarnata da Martini di avere la capacità di mettersi in discussione, di ascoltare tutti e mettersi a confronto nella consapevolezza che la verità non è un possesso ma un riconoscimento che nasce dall’incontro con Gesù. D’altra parte rileva Valli si notano anche i limiti del Concilio nel porre la questione del rapporto con il mondo, una realtà che allora corrispondeva con la modernità mentre oggi siamo in piena frammentazione nella postmodernità. Ancor più la Chiesa deve mettersi al servizio dell’umanità , con l’ascolto, con l’approfondimento magari, come suggerisce il Cardinal Martini, con incontri conciliari ravvicinati su temi specifici per mettere a confronto i linguaggi ad esempio sulla vita e la collegialità. Valli conclude con le parole di Mons.Casale nel suo libretto “Appunti per una stagione conciliare” quando afferma che la Chiesa deve verificare se c’è conformità al volto di Cristo, ripartendo da un rinnovamento spirituale che faccia anche comprendere che anche la questione delle strutture è teologica.

 

Graziano Vallisneri