“La donna: dalla bibbia alla Chiesa” è stato il tema della prima Lettura Biblica proposta dall’associazione Viandanti (www.viandanti.org), che ha visto ospite sabato 12 e domenica 13 novembre, a Parma, Rosanna Virgili, docente di Antico Testamento all’Istituto teologico marchigiano; “Figure femminili dell’Antico Testamento” è invece il tema a cui è dedicato un percorso di catechesi adulti che si svolge nelle parrocchie di San Giovanni Battista e Corpus Domini (vedi programma sotto).

Una felice coincidenza che fa intuire l’importanza dell’argomento, ma, ci pare, anche un’occasione per sottolineare come percorsi apparentemente analoghi possano nascere in realtà da domande differenti, e ricevere dal testo risposte altrettanto differenti. Più che mai in questo tema – o meglio, in questa realtà – è cioè evidente che la Scrittura non parla da sola.

 

Nelle due giornate di Viandanti, Rosanna Virgili ha posto le sue riflessioni sotto il segno del disagio da una parte, e della possibilità di rinnovamento dall’altra: «Nella Chiesa cattolica le donne vivono una condizione svantaggiata, non paragonabile a quella degli uomini: non hanno rilevanza nei luoghi in cui si elabora la dottrina e si prendono decisioni, né ci sono “nomi” per ciò che fanno nella Chiesa». E se «oggi la donna è un pilastro della vita della Chiesa», rimane vero – e ha a che fare con il permanente svantaggio – che «la tradizione cattolica ha dato delle donne un’immagine negativa che non sempre è stata fondata sulla Bibbia, o è stata fondata su interpretazioni errate della Scrittura». Il percorso proposto dalla relatrice attraverso la Scrittura ha avuto quindi lo scopo di mostrare la funzione determinante delle “figure femminili” nella storia di Israele in quella della comunità al seguito di Gesù e nelle prime chiese cristiane. Una carrellata che ha evidenziato il legame forte – strutturale, si potrebbe dire – delle donne bibliche con la Sophia-Sapienza divina e con la profezia, con modi alternativi di praticare l’autorità, di usare dei beni della terra, di regolare i rapporti sociali. Una presenza cruciale, fatta anche di obiezione alle prescrizioni sociali in nome di un’obbedienza più alta; una presenza che ha assunto varie declinazioni e che nel NT viene evidenziata anche con una terminologia ministeriale (diacono, apostolo, ecc). Questa «grandissima autorevolezza conferita alle donne nella Bibbia, non viene recepita nella Chiesa – ha denunciato Virgili, – e così va persa anche la sua ricaduta sociale e culturale». Tornare a queste “figure femminili”, allora, può dare «sostegno e luce alla qualificazione della donna nel mondo cattolico».

Riguardo al ciclo di catechesi delle due parrocchie cittadine, Teresa Pizzarotti, che guida gli incontri, scrive invece: «vogliamo soffermarci su alcune donne dell’Antico Testamento in cui emerge chiaramente la risposta a un Dio che chiama, risposta che non è solo individuale ma è anche mediata da una comunità». La scelta del tema è dovuta alla constatazione che «oggi la comunità cristiana è composta da molte donne, e pensiamo sia utile una riflessione sul credere al femminile confrontandoci con donne che hanno avuto in vari modi la manifestazione di Dio, hanno dato la loro adesione e si sono lasciate coinvolgere, rivelando il femminile come espressione del mistero di Dio: un femminile, quale immagine di Dio». Anche in questo caso viene richiamato il contesto ecclesiale, ma per sottolineare che esso «risente fortemente delle spinte disgregatrici della nostra società e dello smarrirsi delle caratteristiche tipiche del femminile», per cui «pensiamo necessario riscoprire nella Parola di Dio l’ispirazione per un autentico femminismo».

Pur accomunati dalla convinzione che le “figure femminili” della Scrittura abbiano molto da dire, e che sia importante toglierle dall’oblio in cui sono state relegate, i due percorsi citati colgono il contesto attuale e i suoi aspetti problematici in modo diverso, e quindi pongono all’esperienza di fede delle donne bibliche domande differenti, che forse non si escludono ma che possono condurre (come è accaduto in passato) a esiti antropologici, ecclesiali e sociali abbastanza divergenti. Crediamo che rileggere ciò che molte teologhe e bibliste hanno scritto riguardo a questa complessità del rapporto donne-Bibbia (compreso il modo in cui gli uomini hanno usato, per discriminare le donne, la stessa Scrittura a cui oggi chiediamo parole di liberazione), sia sempre un grande aiuto, sia metodologico che di contenuto, e possa servire anche a una riflessione degli uomini su se stessi e sulla propria storia umana e di credenti in relazione asimmetrica con le loro madri, compagne, sorelle, figlie, nella vita e nella fede.

r.t.

FIGURE FEMMINILI DELL’ANTICO TESTAMENTO

Nella storia biblica, pur essendo una storia più al maschile che al femminile, sono presenti molte donne: non sono state delle comparse ma hanno affermato i valori della solidarietà, dell’operosità e del servizio alla vita, mostrando il femminile come espressione del mistero di Dio.

21-11-011- Il volto femminile di Dio

05-12-011- Le matriarche d’Israele

19-12-011- Myriam, la profetessa- sacerdote

16-01-012 Anna, il desiderio di essere madre

30-01-012 Rut, l’amica

13-02-012 Mical: un amore infelice

27-02-012 La Sulamita: la donna tra le donne

12-03-012 Susanna: un grido di protesta

26-03-012 Ester, la regina salvatrice

16-04-012 Giuditta, l’eroina

23-04-012 Myriam, la madre di Gesù

Incontri a San Giovanni Battista ore 17 al Corpus Domini ore 21 (è necessario portare la Bibbia).