Già al mattino, a Messa, abbiamo incontrato il primo Vescovo, Ignazio di Antiochia, cui è dedicata la giornata del 17 ottobre; secondo successore di Pietro sulla cattedra di Antiochia, morto martire nel 115 di cui conosciamo solo il viaggio conclusivo verso il martirio a Roma che nella sua grande fede trasformò in un cammino di sequela a Cristo.

Ignazio fu abitato dalla sollecitudine per l’unità della chiesa, unità che trova il proprio sacramento nella Eucarestia e che si struttura attorno al vescovo, chiamato a radunare in armonia con i presbiteri suoi collaboratori il gregge dei fedeli. Confermati da questi accenti per l’unità ecclesiale, come gruppo dei “Festeggianti” il Concilio, siamo stati quindi accolti, con la consueta cordialità e franchezza, dal Vescovo Enrico. Un incontro richiesto da tempo per presentargli la proposta del programma per questo anno “conciliare” di preparazione alla celebrazione del 50° dell’apertura del Concilio Vaticano II l’11 ottobre 2012.

 

Il Vescovo ha preso atto delle nostre proposte che, ci ha  raccomandato di realizzare ricercando l’armonia all’interno della Chiesa, con umiltà e disponibilità al dialogo ed alla comunione. L’impegno del Vescovo , dopo le celebrazioni  del Beato Conforti , è rivolto all’avvio della visita pastorale, primo concreto atto per la costruzione delle nuove parrocchie, che hanno come base teologica la Lumen gentium e il popolo di Dio. Così la sua attenzione al Concilio, cui è improntata tutta la sua attività pastorale, avrà una specifica applicazione nel “Concilio dei giovani”, o meglio nei giovani chiamati a far concilio nell’insegnamento delle Costituzioni  conciliari. Per la celebrazione del 50° occorrerà invece attendere la lettera preannunciata da Benedetto XVI per l’avvio contestuale dell’Anno della fede. Come gruppo quindi continueremo nella realizzazione del programma degli incontri e, nel nuovo anno, con i seminari di approfondimento sul post concilio a Parma, per cui il Vescovo ha manifestato il suo interesse, sollecitando anche  una particolare attenzione alle riconciliazioni dopo alcuni traumi di quel periodo. Abbiamo assicurato l’impegno a lavorare nella ricerca di collaborazione e intesa con le altre realtà diocesane facendo comunque riferimento a don Matteo Visioli, direttore dell’Istituto di scienze religiose.

Alla sera l’incontro con Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo emerito di Ivrea, uno degli ultimi  testimoni viventi del Concilio, voce di memoria e profezia,  che ci ha presentato il suo ultimo libro “Il Concilio, i giovani e il popolo di Dio”. Con sagacia e amabilità ci ha condotto in un lungo viaggio dal primo Concilio, alla scelta ispirata di Giovanni XXIII , alle sessioni conciliari. Lo ha fatto con leggerezza, ricorrendo a battute e aneddoti, senza però far perdere mai l’essenzialità dell’evento conciliare che con le quattro Costituzioni ha costituito una vera rivoluzione copernicana nella Chiesa. A partire dal suo rapporto con il mondo,  di cui la chiesa si pone a servizio dichiarando, come afferma l’incipit della Gaudium et spes che “ le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono , sono pure le gioie e le speranze, le tristezze  e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.

Poi nella affermazione che la Chiesa, come dice la Lumen Gentium,è costituita dal popolo di Dio, per cui a tutti è attribuito il sacerdozio regale, al  cui servizio è rivolta l’opera dei presbiteri. Ed ancora nella salvezza per chi crede anche al di fuori della chiesa perché è Cristo che salva. Ed a questo punto ha sollevato gli animi con la barzelletta del rabbino che sale in cielo e ritrova tra i santi tante creature di diverse religioni ed etnie, mussulmani, buddisti, animisti; nel manifestare la sua sorpresa e meraviglia a S. Pietro viene invitato a parlare sottovoce perché non sentano i cattolici  che, sistemati al di là di un muro, credono ancora di essere soli in Paradiso.

Poi l’accento sul rinnovamento portato dalle costituzioni sulla riforma liturgica, perché tutto il popolo possa comprendere,  e sulla Parola di Dio, che è essenziale conoscere per poter ascoltare e parlare con il Signore, come del resto succede a chi si reca in un paese straniero e si preoccupa di impararne la lingua.

Nel dibattito che segue alla  conferenza, che ha chiesto di tenere in piedi per evitare che si addormentino gli uditori ma ancor prima lui stesso, ha modo di affermare che la Chiesa è una realtà viva, che può cambiare di fronte alle nuove situazioni, che bisogna seguire con pazienza e libertà d’animo, che occorre superare la nostalgia di tempi antichi cercando sempre di camminare insieme, che il Concilio non si è ancora realizzato ed ha subito dei limiti per cui al termine dei suoi libri mette sempre un capitoletto conclusivo sul “già e non ancora”, sui grandi risultati ottenuti nel rinnovamento della Chiesa e su quanto resta da fare. Alla fine tutti usciamo rinfrancati con nuova speranza e gioia di vita avendo respirato, come argomenta un intervenuto, il vero spirito del Concilio.

E ad una signora che gli dice di non aver mai incontrato nei suoi 51 anni di vita un prete giovane come lui, che di anni ne ha 87, risponde che forse è stanco di essere giovane da tanto tempo.

Graziano Vallisneri