Raniero La Valle ha introdotto la sua conferenza chiarendo che il tema scelto – Fede e Costituzione – può sembrare provocatorio perchè ricorda l’esperienza profonda della storia del Concilio e della Repubblica, quando iniziarono a incrociarsi mondi diversi e lontani come quello della fede e quello della politica. Quando sorsero i primi tentativi di dialogo di cattolici con i comunisti, il libro di Gozzini, “Dialogo alla prova” fu un segnale importante come pure ebbe un grande rilievo il saluto dell’allora Patriarca di Venezia Cardinale Roncalli al congresso del Partito socialista che si svolgeva nella sua città. Iniziò allora un dibattito ricco fra i giovani ma anche in ampi spazi spirituali e intellettuali, che fu decisivo per il cambiamento verificatosi  nel mondo cattolico con il referendum per l’abrogazione del divorzio. Vi fu una campagna elettorale straordinaria con al centro il rapporto tra politica ( regno del relativo) e fede (dell’assoluto), il superamento del concetto di laicità come separazione, la lettera di 100 intellettuali cattolici del “no” e proprio in prossimità del referendum, la lettera di Carlo Carretto, che tornato dal deserto come Piccolo fratello, dichiarava di votare “no” come scelta di amore…pensando ai nostri immigrati in Belgio che, lasciati soli dalle loro mogli rimaste in Italia, avrebbero potuto costruire una nuova famiglia.
Così anche oggi quando la politica ha smesso di essere pensata e di avere al centro temi forti è importante riprendere il confronto tra Vangelo e Costituzione, anche se, si potrebbe obiettare, può voler dire mettere insieme due debolezze.
Oggi infatti la Costituzione è messa sotto un attacco potentissimo che vuole distruggerne l’impianto per ritornare allo Statuto del Regno, ad una visione di società elitaria, quando la religione era di stato e non c’era la laicità. Oggi infatti la legge elettorale ha sovvertito la volontà popolare, il parlamento è perduto ed è diventato sede di inquinamento perchè il denaro che compra tutto è l’elemento scatenante della vita politica. Di fronte a questa debolezza delle istituzioni, la democrazia non ha gli strumenti per reagire, diventa difficile capire, come sollecitava Dossetti, quanto resta della notte e come affrettare e creare l’aurora.
Vi è quindi il pericolo di perdere le caratteristiche fondamentali della nostra Costituzione, costruita con la divisione e l’equilibrio dei poteri perché la democrazia fosse liberta e pensata, come tutte le Costituzioni del mondo, a tutela dei deboli contro il potere dei forti. Oggi non assistiamo a un conflitto tra i poteri ma al tentativo, usando al massimo il potere esecutivo, mediatico, economico, di assorbire tutti i poteri in uno solo. La legge di riforma della giustizia si propone di cancellare l’autonomia e lo stesso ordine della magistratura, sottoponendo alla legge ordinaria l’obbligatorietà dell’azione penale e l’uso della polizia giudiziaria, mentre il parlamento diventa una funzione del potere esecutivo.
Ma anche la fede è in crisi. Vi è un crescente abbandono che La Valle imputa al fatto di aver perduta la ricchezza del Concilio che ci aveva dato un nuovo annuncio, espresso in modo che gli uomini di oggi  possano capire. Il Concilio ci ha fatto comprendere meglio il volto di Dio misericordioso con tutti, affermando che la chiesa universale sussiste nella chiesa cattolica ma non si esaurisce in essa. Così ci ha svelato la ragione profonda della incarnazione e della morte di Gesù  per amore e non perché ci fosse bisogno di un sacrificio che ripagasse un dio offeso.
Dobbiamo così riprendere in mano la storia della salvezza e rimettere insieme le due debolezze per fare una grande forza e perché ciascuna, fede e Costituzione, divenga più vera. La fede deve essere inverata nelle condizioni in cui viene organizzata la vita degli uomini oggi, mentre la chiesa deve rinunciare alla nostalgia del potere di cristianità in una condizione di predominio. La Costituzione afferma il pluralismo delle fedi e delle culture  ed ha una visione antropologica positiva: l’uomo è in grado di prendere in mano la sua storia. Una visione che il Concilio riafferma per la chiesa perché “Dio ha messo l’uomo in mano al suo consiglio”, lo ha affidato cioè alla sua ragione. E’ questa visione positiva dell’uomo che ritroviamo nella “Pacem in terris”, nello scoprire i segni dei tempi, conquiste degli uomini che sono una anticipazione del regno di Dio sulla terra. Così anche nelle Costituzioni ci sono i contenuti di giustizia che gli uomini hanno conquistato in anni di lotte e che dobbiamo continuare a realizzare perché  spetta a noi ogni giorno esercitare il diritto affermato dall’art. 49 di concorrere in modo democratico a  determinare la politica nazionale.
E’ ancora questa visione diversa, positiva dell’uomo, che per i credenti trova la sua ragione nell’incarnazione di Dio in ogni uomo, che ci muove a costruire la comunità, a vivere la solidarietà, e che trova il massimo obiettivo nell’art.11 della Costituzione  per creare un ordinamento che assicuri la giustizia e la pace fra le nazioni.
Le sollecitazioni del dibattito consentono a La Valle di affermare che, di fronte al contrasto tra la difesa della chiesa dei principi irrinunciabili e la tolleranza con chi esibisce e sostiene un esempio di famiglia veramente discutibile, la fede ci dovrebbe invece  dare la capacità di dire forte “si,si” e “no, no”. Alla stessa stregua ritiene che l’imposizione dei principi irrinunciabili da parte della gerarchia costituisca un ostacolo all’impegno nella vita politica dei cattolici che dovrebbero poter agire in autonomia nel rispetto della loro coscienza e per il bene comune. Una autonomia che viene compromessa dagli interventi di supplenza della chiesa gerarchica, che non considera le responsabilità dei laici promulgando ad esempio a nome dei Vescovi il documento della recente Settimana sociale, che contiene anche  indicazioni anche specifiche di carattere tecnico giuridico al di fuori di un ruolo magisteriale o pastorale. Invita infine a rintracciare i valori cristiani all’interno della Costituzione, cominciando dall’art.1 che fonda la Repubblica sul lavoro, che è stato rivalutato da Cristo come impegno dell’uomo alla sua realizzazione  per giungere al fondamentale art.3 che comprende i valori di uguaglianza e di giustizia la cui realizzazione sono il fine ultimo dello Stato. Così nella Bibbia il Re faceva giustizia al povero e alla vedova ed era partigiano perché sta dalla parte del popolo. Una visione dello Stato che dovrebbe connaturare la nostra azione per il bene comune e il futuro dell’Italia.

Graziano Vallisneri