Le aziende partecipate di Comuni, Province e Regioni sono in numero sempre maggiore, e rivestono ruoli diversi e del tutto nuovi, rispetto al vecchio sistema delle aziende municipalizzate.
Lo studio della Fondazione Eni Enrico Mattei, curato da Carlo Scarpa, ha censito su scala nazionale oltre un migliaio di imprese, le quali generano un’occupazione di oltre duecentocinquantamila dipendenti ed un giro di affari complessivo di decine di miliardi di Euro. 
Si è sviluppato in questi anni in Italia una sorta di “capitalismo municipale”, una terminologia che simbolicamente si contrappone alle precedenti visioni, di fatto storicamente superate, di un vecchio “socialismo municipale”, che aveva radici sin nei primi tempi della unità d’Italia e del governo Giolitti. Gli enti locali si sono fatti imprenditori, divenendo protagonisti, nel bene e nel male, del tessuto economico ed intessendo relazioni sempre più complesse con gli investitori privati.
L’interesse sul tema è particolarmente acceso a Parma, città per molti aspetti “pilota” già dall’inizio del decennio precedente, nell’utilizzo degli strumenti delle aziende partecipate, delle società di trasformazione urbana, di nuove società per azioni con partecipazioni esclusivamente pubbliche o miste, in cui il rapporto pubblico-privato ha trovato nuove forme di collaborazione.
L’analisi condotta da Carlo Scarpa e dalla Fondazione Eni Mattei evidenzia modalità di gestione anche molto differenziate tra loro, svolte in diverse realtà amministrative italiane dalle aziende partecipate, che sono per alcuni aspetti uno specchio del paese, rivelandosi in alcuni casi virtuosi strumenti operativi di servizio, oppure, in atri casi, motivo di spreco o di celato assistenzialismo o di generazione di forme di tassazione impropria a vantaggio delle finanze comunali.

La Redazione della Newsletter del Borgo