1) I problemi delle società partecipate del Comune non accennano a risolversi, anzi sembrano peggiorare di giorno in giorno (vedi “caso SPIP”)… Cosa ci dobbiamo attendere ancora nei prossimi mesi?
Voglio ricordare che il caso SPIP è il più “datato”.
Le opposizioni consiliari lo hanno sollevato ad inizio legislatura.
In quell’occasione, vennero fuori tutti i profili di un’abnorme operazione economico-finanziaria, che oggi sono tornati alla ribalta, in quanto tra le prime cause del dissesto del Gruppo STT.
Allora, le Opposizioni richiesero al Sindaco misure decise in ordine alla Dirigenza e ad un immediato cambio di rotta.
Nulla di tutto questo è avvenuto e oggi siamo ala liquidazione della SPIP.
La negazione dei problemi e la lentezza nell’intervento sono gli stessi vizi che hanno determinato la più complessiva situazione di crisi delle Società partecipate.
Quale sia lo stato delle cose lo ha detto chiaramente il nuovo Presidente di STT, ormai più di due mesi fa.
Riassumo le sue considerazioni:
– situazione pre-fallimentare;
– necessità di ripatrimonializzare onde tentare di riaprire le linee di credito;
– risanamento in non meno di 4 o 5 anni.
– condizioni del risanamento:
a) riapertura del credito bancario;
b) dilazione dei pagamenti da parte dei creditori;
– necessità di verificare l’esatta consistenza dei debiti del Gruppo STT (prima stima dell’indebitamento: 190 milioni di Euro) e della effettiva consistenza patrimoniale (prima stima: Euro 234 milioni);
– necessità di verifica tecnica dei bilanci delle società, affidata a consulenti di fuori Parma;
– necessità di verificare le valutazioni del patrimonio delle società con affidamento del relativo incarico ad esperti di fuori Parma.        
Aggiungo che KPMG, Società di revisione incaricata dal Comune, stimando – in sede di “prima analisi” – la situazione di 27 Società comunali su 40 (potrei sbagliare di qualche unità), ha parlato di un debito al 31.12.2009 di Euro 320.000 e al 31.12.2011 di Euro 500.00.
La relazione di KPMG è, peraltro, ancor più preoccupante, ammesso che ciò possa essere, se si valuta l’“interest cover ratio”, cioè l’indice che “esprime la sostenibilità dell’indebitamento valutando quanto l’Azienda è in grado di generare risorse tali da coprire i costi dell’indebitamento. (Oneri finanziari)” (definizione di KPMG).
Tale indice, infatti, indica una situazione di criticità per molte delle Società esaminate (per non dire per quasi tutte).
Questa situazione rischia di essere aggravata dalla pervicacia, con cui l’Amministrazione comunale tende ancora ad esternalizzare servizi per esternalizzare il debito, facendolo gravare sulle società partecipate.
Neanche il severo monito della sezione di controllo della Corte dei Conti, contenuto nella delibera 17/2011, sembra aver portato a più miti consigli.
Cosa ci si possa attendere nei prossimi mesi è difficile da dire, essendoci due tendenze in oggettivo contrasto: il tentativo di risanamento impostato dal presidente di STT e la azione della Giunta comunale.
Ciò che preoccupa di più è la perdita di credibilità del sistema comune nei confronti del sistema finanziario e del mondo economico.
La Giunta accusa le opposizioni di aver causato tutto ciò, ma farebbe bene ad uscire dalla retorica del politichese e a prendere atto che quando la gara indetta da Parma Infrastrutture per ottenere un finanziamento di 20 milioni di euro, garantito da una fideiussione del Comune, va deserta “non c’è da scherzare”: è il mondo bancario che dimostra di non credere nell’affidabilità economico-finanzaria del sistema Comune.

2) L’opposizione cosa propone per evitare la crisi finanziaria del Comune? In particolare, in caso di un forte ridimensionamento dei progetti dell’Amministrazione, quali meritano di essere comunque portati avanti e quali no?
Dall’inizio di questo mandato, il Gruppo PD chiede un’operazione verità sui conti del Comune e non si stanca di dichiarare la propria disponibilità, per responsabilità istituzionale, a condividere la impostazione di questa operazione, che comporta, ovviamente, interventi drastici, la necessaria individuazione di priorità, l’abbandono delle operazioni velleitarie e una “buona amministrazione”, ché tra le cause di questa situazione c’è anche una mala Amministrazione, che questo Sindaco e questa Giunta non hanno combattuto adeguatamente, come dimostrano la lentezza e la tardività con cui sono state richieste le dimissioni ai Presidenti di TEP e di STT.
Questa opera di verità e di risanamento è essenziale per poter salvaguardare la capacità del Comune di dare i servizi alla persona, che sono e rimangono prioritari.
E l’operazione Parma06 con l’affidamento a privati di tre asili comunali, sta ad indicare quanto sia già pericolosa, sotto il profilo della tenuta della capacità di prestare servizi, la situazione finanziaria del Comune.
Il Presidente di STT ha detto chiaramente che, nelle condizioni date, si potrà pensare alla ultimazione della sede dell’EFSA, della Scuola Europea, della STU Stazione, nonché il finanziamento del Parma Social Housing, con esclusione di ogni altra opera pubblica.
Il Gruppo PD ritiene  che il ridimensionamento sia necessario, sottolineando che questa crisi è anche frutto della politica di questo centro-destra, preoccupato sempre e solo dell’immagine, che  ha caricato il bilancio della Città per la realizzazione di opere sbagliate o non necessarie.
L’elenco sarebbe lungo: mi limito a ricordare il capolavoro di Piazza Ghiaia, sperando – come ha ribadito il Sindaco in Consiglio comunale – nel definitivo tramonto della c.d. piccola Ghiaia.
Il Gruppo PD, peraltro, ritiene che i fondi dell’ex Metropolitana non possano essere stornati dalla loro destinazione ad opere di mobilità pubblica; su questo il Gruppo medesimo sarà più preciso nei prossimi giorni.

3) Dopo la  parziale “marcia indietro” di alcune settimane fa il progetto del WCC va considerato definitivamente tramontato? In questo caso maggioranza ed opposizione potrebbero convergere sulla vostra proposta di realizzare strutture assistenziali in diversi quartieri anziché un’unica megastruttura?
Questa Giunta ci ha abituato a dichiarazioni contraddittorie su più questioni.
Così è stato anche sul WCC rispetto ala quale, dopo l’annuncio dell’abbandono del progetto, nella ripartizione dei fondi ex Metro è uscita una indicazioni di 5 milioni di Euro destinati a quella improbabile ed inaccettabile progetto.
Il superamento del WCC di via Budellungo, comunque, mi pare nei fatti.
Le buste sono state consegnate il 21.09.2010 cosicché la conclusione di quella gara d’appalto con l’aggiudicazione è fuori di ogni logica, come la sarebbe la riproposizione di una nuova gara.
Nonostante tutti i tentativi, peraltro, quel progetto non ha finanziamento.
Ribadisco che tutto questo è una fortuna perché quella soluzione sarebbe stata veramente dannosa per gli interessi della Città.
Presentando il nostro progetto abbiamo sempre detto che costituiva una proposta per avviare un confronto e non una proposta “prendere o lasciare”.
A noi interessa la territorializzazione dei servizi, la stretta relazione tra domiciliarità, servizi diurni e servizi residenziali e un processo che garantisca una sempre maggiore integrazione della rete socio-assistenziale, in un contesto pluralistico e non monopolistico.
La presenza di modelli socio-assistenziali diversi, infatti, costituisce la maggior garanzia in ordine alla qualità del servizio, consentendo quel confronto di modelli indispensabile per comprendere i limiti e le necessità di miglioramento dei servizi offerti dalle singole strutture.
Il monopolio dei servizi e la conseguente unicità del modello assistenziale erano il limite principale della proposta del WCC di via Budellungo, insieme alla creazione di un mega cronicario.