La pubblicazione del libro di Roberta De Monticelli “La questione morale” (R. Cortina 2010) ha fornito al circolo il Borgo l’occasione per avviare una riflessione, aperta alla cittadinanza, su questo tema che appassiona e divide l’opinione pubblica del nostro Paese.
L’occasione si è concretizzata in un incontro, svoltosi presso la sala conferenze di Palazzo Soragna, sabato 16 u.s., che ha registrato, come sopra si accennava, una notevole partecipazione ed un vivo interesse.
L’iniziativa ha raccolto l’adesione di numerose associazioni culturali della città; questo a testimoniare quanto, da un lato, gli interrogativi proposti appartengano in modo diffuso al dibattito attuale e, dall’altro, come la ricerca di risposte anche parziali o di suggestioni per un confronto aperto siano stimolati da un approccio, quello filosofico, che si potrebbe pensare non proprio così coinvolgente per tutti. Quasi verrebbe da dire, ad una prima analisi, che se la filosofia cattura pubblico c’è ancora speranza.
La presenza dell’Autrice ha, indubbiamente, innalzato il livello dei contenuti e la qualità del dibattito.  Roberta De Monticelli ha ripercorso i tratti salienti del suo scritto partendo dall’analisi storica dell’instaurarsi, nella coscienza degli italiani, della cura del “particulare” di guicciardiniana memoria, fino alle sue più recenti ed eclatanti manifestazioni pubbliche e private. Al quadro moralmente desolante che ne risulta, l’oratrice ha contrapposto la rivalutazione dell’individuo,  della sua coscienza e del percorso di ciascuno verso l’incontro e il confronto con gli altri. Il suo impegno è stato indirizzato, soprattutto, a dimostrare quanto lo “scetticismo pratico” dilaghi ormai a tutti i livelli, sia di etica pubblica che di agire quotidiano dei singoli e come, per superare tale ottica, sia indispensabile riscoprire l’esistenza di nuove fondamenta della ‘ragion pratica’ non riconducibili a singoli contesti, ma portatrici di ‘verità’ per tutti.  
C’è una storia profonda che né le teorie politiche né quelle etiche della modernità hanno saputo decifrare, e che ci conduce alla situazione nella quale ci troviamo attualmente. Una ragione per la quale questa storia profonda non è stata forse veramente compresa è che siamo abituati a pensare per comparti separati: etica, diritto e politica. Invece non è così, perché la questione morale li attraversa tutti e tre, proprio perché nasce dalle interdipendenze fra “mores” (costume morale), diritto e politica, in un circolo che ci sfida a ripensare, al di là di tutte le necessarie distinzioni, l’unità della ragione pratica.
Come può ritrovare, dunque, la filosofia il suo ruolo socratico di sentinella della coscienza, come trovare una predisposizione alla ricerca di verità, dunque alla conoscenza e alla critica, anche nel campo dei valori etici e morali e delle norme giuridiche? Come lasciarsi alle spalle lo scetticismo pratico del Novecento?
De Monticelli sostiene che la morale non è un’applicazione secondaria, ma il punto da cui tutto dipende, ponendosi in pieno contrasto col pensiero dominante in Italia, che concepisce la morale come traduzione pratica di un primato assegnato ad altro, a una dimensione vuoi politica, religiosa, economica, scientifica, teoretica. Ovvero, la morale non è un discorso, non è una predica; si incarna nel pensiero e nell’ azione. Nella sua sfera non c’ è divorzio possibile tra la parola e l’ atto, come si evidenzia già nella radice linguistica dei termini – morale, etica – che rimandano entrambi a abitudini, costumi, consuetudini. La morale è, in altri termini, non solo una scienza, ma soprattutto una pratica del bene.
Alla relazione della prof.ssa De Monticelli ha fatto seguito il dibattito, moderato da Edoardo Fregoso, e introdotto da tre interventi che, nell’intenzione degli organizzatori, offrissero un ventaglio di posizioni e di punti di vista diversi in relazione al tema di fondo.
In apertura il Prof. Cesare Azzali, Direttore dell’Unione Parmense degli Industriali, ha stigmatizzato l’assuefazione e l’omologazione dei comportamenti che si adeguano al “tanto fanno tutti così” creando il rischio di una deriva e di uno scivolamento progressivo verso il basso e la deresponsabilizzazione in ogni settore della convivenza sociale. Anche i comportamenti nella sfera economica, sono ovviamente condizionati dall’approccio etico dei singoli operatori.
L’intervento di d. Umberto Cocconi si è mosso da una lettura del testo appassionata, ricca di spunti legati alla vita quotidiana e all’esperienza di fede, esemplificata con riferimenti ad episodi delle Scritture. Ha apprezzato, inoltre, nel testo della De Monticelli il costante riferimento al valore della persona ed alla necessità che questa si realizzi in piena libertà. Non ha fatto mancare, infine, alcune osservazioni critiche relative ai giudizi espressi sul comportamento della Chiesa.
La legalità come base della convivenza civile e la lotta alle mafie che degradano il nostro tessuto sociale sono stati i temi messi in rilievo da Giuseppe La Pietra, referente a Parma dell’Associazione “Libera”, che ha sottolineato il valore dell’azione collettiva contro la criminalità organizzata. Azione che richiede la piena e convinta responsabilità dei singoli e delle Istituzioni a cominciare dalle iniziative formative nei confronti delle nuove generazioni.
Eugenio Ghillani