L’editoria è lo specchio di una città. Parma non fa eccezione e le tante testate che affollano le edicole sono un segnale da interpretare. E’ da qui che partiamo con Valentina Zinelli, direttrice del settimanale Il Nuovo di Parma, proseguendo il viaggio del Borgo News tra i giornali locali.

“Tante testate in una realtà come la nostra sono una follia. Alla fine, anziché farle concorrenza, rendono più forte e rassicurante la Gazzetta di Parma”.

Che cosa è successo nella città per provocare questa proposta così numerosa che non c’è stata in altri periodi?
C’è stato un momento in cui sono esplosi tanti frammenti della società e del mondo economico, ciascuno legittimamente convinto di avere qualcosa da dire. Il problema è che non ci sono state strategie comuni per creare una reale alternativa. Mi chiedo se Parma possa reggere tante proposte editoriali.

A questo punto devo chiederti perché un anno e mezzo fa è nato il Nuovo?
C’era un città che stava annaspando sotto l’apparenza di una grandeur da difendere. Sentivamo il bisogno di raccontare problemi strutturali, ereditati anche dal passato, che non potevano essere nascosti dal ritornello “siamo belli, siamo forti”…

E il “sistema Parma” come ha reagito?
Bene se guardiamo ai complimenti e alle pacche sulle spalle. Per quanto riguarda il mercato pubblicitario si fa fatica soprattutto da parte degli enti pubblici, subito pronti a non investire più con inserzioni istituzionali se li critichi. E poi arrivano messaggi trasversali per dirti che non puoi mettere in copertina il Sindaco che deraglia con la metropolitana, il dehor di Rosi in via Farini, il Rettore che si rifà l’ufficio mentre l’Università è in difficoltà economica, i troppi incarichi di Villani… Anche alle conferenze stampa si percepisce questo clima: se fai domande, sei guardato come un rompiscatole. In generale Parma non è abituata al confronto dialettico perché prevale la logica “o sei con me o contro di me”. Ma è una mentalità tribale, che non fa crescere.

Tra gli esempi non hai citato Costa, l’ex presidente di Stt, che pure si è “guadagnato” molte vostre copertine. Consideri le sue dimissioni una vostra vittoria giornalistica?

Le considero una sconfitta di tutti, perché Costa ha amministrato beni pubblici per dieci anni e non doveva essere un piccolo giornale a denunciare le sue modalità di gestione. Il problema è che non ci sono controlli, nessuno è chiamato a rendere conto… qualcosa non funziona nella società parmense. E per un Costa che ha lasciato ce ne sono altri venti al loro posto.

Ora di Costa non parla più nessuno. La “damnatio memoriae” non è un altro tipico meccanismo parmigiano?

Sì, si è passati dalla difesa a oltranza all’oblio. L’ho sentito qualche tempo fa per avere un’intervista. Mi ha detto: “Proprio voi mi cercate?”. Gli ho risposto: “Credo che la cercheremo solo noi”. Non ha potuto che confermare, ma non penso che l’intervista arriverà.

In questo quadro così resistente alle novità e alle critiche, dove vedi segnali di cambiamento?

Vedo ricerca e vivacità in piccoli gruppi di impegno sociale e culturale, in movimenti che possono essere di rottura ma costringono a pensare come i “no termo”, nelle tante persone che hanno affollato gli incontri di filosofia del Comune e dell’Università, in realtà associative come il Borgo…

A questo punto, incassiamo il complimento e chiudiamo l’intervista.

Giuseppe Bizzi