Luigi Pedrazzi, presidente de “Il Mulino” di Bologna ha tenuto una conferenza su “Il Concilio Vaticano II e la globalizzazione del mondo” su invito del Centro Ignaziano di Spiritualità “San Rocco”.
Della globalizzazione sono stati fatti due accenni. Il primo che la breccia di Porta Pia mettendo fino allo Stato pontificio ha aperto la Chiesa istituzionale alla mondialità ben più dell’opera della missionarietà introdotta dal colonialismo occidentale. L’altro è l’evento del Concilio Vaticano II che ha fatto dell’ecumenismo un vero percorso di Chiesa. La globalizzazione in termini attuali è la riproposizione della tensione costante tra il globale e il particolare di cui anche la Chiesa deve fare i conti.
Ma la esposizione più particolare è stata dedicata all’evento del Concilio Vaticano II e del suo protagonista Giovanni XXIII. Pio XII nel 1944 ha chiamato il nunzio Roncalli dalla Turchia in virtù della sua obbedienza e del fatto che data l’anzianità avrebbe evitato che fosse l’Ambasciatore sovietico a fare il discorso iniziale in occasione dell’ingresso di De Gaulle nelle Parigi liberata. Questo buon pastore si trova gratificato con la nomina al patriarcato di Venezia e sempre in virtù della sua anzianità e della sua bonomia si trova eletto come Papa di transizione della Chiesa cattolica tra il lungo pontificato di Pio XII e un futuro Timoniere. La scelta è stata fatta per stoppare l’elezione di Siri, allora troppo giovane e troppo conservatore, mentre Mons. Montini era fuori dai giochi.
A soli due mesi dalla elezione, a sorpresa, il nuovo Papa annuncia un nuovo Concilio della Chiesa e nessuno immagina quanto questo progetto cambierà il volto della Chiesa. Il tempo trascorso all’estero come nunzio a contatto della diplomazia e a realtà sociali differenti rendono Roncalli capace di avviare un autentico aggiornamento e rinnovamento in una Chiesa sostanzialmente ferma al Concilio di Trento, facendo di quella assise il primo concilio di dimensioni veramente universali
Il capolavoro del Papa, oltre che sdoganare una serie di teologi ai margini che saranno poi protagonisti di quell’assise, è quello di aver adottato un metodo inclusivo di tutte le anime della Chiesa di quegli anni, non penalizzando neanche la componente curiale, al punto di nominare il Card Siri, già acerrimo avversario del progetto papale, presidente della Commissione Episcopale Italiana. La universalità dei vescovi e la presa di coscienza del loro ruolo, ha consentito prima di accantonare i circa 70 documenti preparatori elaborati nei quattro anni precedenti all’apertura dei lavori, poi  di creare assemblee e commissioni partecipate collettivamente e autenticamente sinodali. La chiesa cattolica non sarà più la stessa dopo questo evento.
Lo spirito inclusivo di papa Roncalli, l’attenzione al mondo e all’uomo così com’è, unita ad ogni abbandono di condanna timbrerà il futuro della Chiesa cattolica facendole iniziare un cammino nuovo fra gli uomini.

La contestazione del ’68 e la paura del postconcilio hanno gelato la spinta conciliare e, dopo fasi alterne, l’evento è entrato in un periodo di perdita di memoria, se non sul piano dell’ufficialità nelle attuazioni postulate.
Oggi siamo alla fase del cinquantenario e qui il racconto di Pedrazzi diventa personale. Educato col catechismo di Pio X, di buona famiglia cattolica bolognese, si è incontrato alle soglie della sua maturità con l’evento conciliare e con la cultura cattolica di Bologna, segnata dal Cardinal Lercaro e Giuseppe Dossetti. e dai racconti  dell’assemblea conciliare fatti dall’Avvenire d’Italia retto dal giovane Raniero La Valle. E’ stato l’evento ecclesiale che ha segnato tutta sua vita di cristiano, ecco perché  si è determinato a risvegliare su questo evento l’attenzione di una rete di amici e  a raccontarlo alle nuove generazioni.
Insieme ad un gruppo di amici di Bologna è partita una riflessione che ha determinato la volontà di riprendere in mano quell’evento e farne un “festeggiamento” (inizialmente si sono chiamati i festeggianti del nostro ’58 in onore di Papa Giovanni) e Pedrazzi ha preso l’impegno di ripercorre quegli eventi conciliari, mese per mese dalla proclamazione del gennaio ’59, inviando via e.mail una lettera mensile che spiega i problemi e i fatti avvenuti
La diffusione e.mail ne ha determinato il successo, perchè molti amici dell’indirizzario  di Pedrazzi a loro volta girano ad altri destinatari. Le lettere, oltre agli aspetti riferiti ai mesi di quegli anni del Concilio hanno anche una lettura sulla realtà ecclesiale e sociale attuale con l’intento di proporre una riflessione che renda l’attualizzazione del Concilio una realtà viva. Il gruppo di Parma a sua volta è collegato con 400 indirizzi e.mail
Per naturale conseguenza sono stati editi i due volumi che raccolgono in maniera organica quelle lettere e le riflessioni con titolo in Concilio Vaticani II in rete.
Claudio Michelotti