Avevamo accolto con gioia l’invito a partecipare, come “gruppo dei festeggianti”, ad un incontro organizzato dal circolo di una parrocchia cittadina sul Concilio, soprattutto perché riteniamo nostro compito far conoscere il Concilio alle nuove generazioni. Per questo ci siamo preparati con cura. Claudio ha fatto 30 copie dell’ultima lettera di Pedrazzi ed ha stampato un volumetto molto interessante  “Il Vaticano II, bussola della Chiesa” che si trova sul sito www.vivailconcilio.it. Da parte mia ho ripreso la Lumen Gentium, la Christifideles laici , le relazioni dell’ultima  tavola rotonda sui carismi e i ministeri, e il documento conclusivo della 46 Settimana sociale dei cattolici italiani tenutasi a Reggio Calabria.
Ad attenderci c’era un gruppetto di amici, fra cui un intera famiglia e il parroco.
In questo clima accogliente e  familiare è stato facile per Claudio Michelotti lasciarsi prendere dall’entusiasmo nel presentare la bella avventura che abbiamo iniziato per festeggiare il Concilio a 50 anni di distanza. Poi ha continuato la sua lezione, con un escursus storico sulla chiesa preconciliare, sui germi di rinnovamento già presenti nella chiesa, sull’annuncio del Concilio, quindi sulla fase preparatoria, le difficoltà poste dalla curia di Roma, il dibattito nelle assemblee,  la sapiente regia di Papa Giovanni e la decisione di Paolo VI nel portarlo a termine con l’unità dei Vescovi. Ha cercato quindi di far assaporare la novità di questo grande evento, il nuovo spirito e la  profezia, che ha cambiato la Chiesa e cambia anche ciascuno di noi nel profondo. Presentando poi la Lumen Gentium si  è soffermato sulla grande riscoperta del “popolo di Dio” che ha trasformato l’immagine della chiesa da società perfetta verticale a chiesa di comunione.
Poi è stata la volta del mio intervento e solo allora mi accorgevo di avere dimenticato a casa la traccia che avevo preparato. Ho parlato, per così dire, a braccio sul ruolo dei laici nella Chiesa, sulla loro via alla santità che, partecipando con pari dignità  a quella dei presbiteri e dei religiosi alla vocazione universale, non è meno impegnativa e bella. Perché siamo contemporaneamente membri della chiesa e cittadini della società umana e dobbiamo portare ad unione ed armonia queste due vite parallele facendoci guidare dallo spirito del Vangelo. La nostra peculiare missione è quella di rendere  presente la Chiesa nella società,  cercando di ordinare le realtà terrestri e modificare le istituzioni verso il bene comune, l’uguaglianza, la giustizia, facendoci riconoscere da uno stile cristiano che costituisce la nostra differenza. Un compito non certo facile se dobbiamo vederne i frutti nella nostra società, ove è sempre più dilagante il degrado morale, sociale e politico e dove assistiamo a quella che il Cardinal Martini aveva definito come l’accidia politica dei cattolici, si tratta cioè “ di una neutralità appiattita, della paura di valutare oggettivamente le proposte secondo criteri etici , che ha come conseguenza un decadimento della sapienzialità politica”.
Gli amici del Circolo, il più giovane dei quali aveva una completa raccolta dei testi conciliari, seguivano in perfetta sintonia i nostri interventi e, presa la parola, manifestavano di essere pienamente inseriti nella comunità parrocchiale e di quartiere, di credere nel ruolo fondamentale della famiglia e della scuola, di ritenere non adeguata la classe politica ed anche di chiedere ai Vescovi una più forte e profetica denuncia di fronte alle vicende sconcertanti degli ultimi tempi. Infine il parroco, che è anche religioso ed ha avuto una formazione teologica legata al Concilio, ribadiva la straordinaria importanza del “sacerdozio comune” a cui tutti siamo chiamati, della pari dignità di ciascun membro della chiesa, uomo o donna, presbitero, religioso o laico, e di aver sempre presenti questi principi nell’annuncio della Parola e nello sforzo di creare una comunità unità e solidale. Obiettivo, che abbiamo constatato, sta riuscendo bene. Così, venendo via soddisfatti, riflettevamo sul fatto di avere noi ricevuto una bella lezione di Concilio vissuto.

Graziano Vallisneri