Alla fine ha dovuto ammetterlo anche lui, il difensore della famiglia per antonomasia, il sottosegretario sempre presente quando si parla di politiche familiari: sì, persino Carlo Giovanardi ha dichiarato che dopo gli ennesimi tagli subiti il suo incarico è ormai svuotato di significato e se non si dimette è solo perché “non ci si dimette dal niente”.
In realtà, pur apprezzando la sincerità di Giovanardi, era sufficiente guardare la vita concreta delle famiglie italiane per accorgersi che molte di loro, per restare a galla, hanno dovuto riscoprire la secolare arte italiana di arrangiarsi visto che, tolta qualche sporadica iniziativa a livello locale – come quelle, assai apprezzabili, realizzate a Parma – , la parola “famiglia” è sostanzialmente assente dall’agenda politica del nostro Paese.
Ciò non toglie che di fronte a dichiarazioni così pesanti ci si poteva aspettare una forte reazione da parte del mondo cattolico, sempre così attento e sensibile alla difesa e alla promozione della famiglia. Invece, forse perché soverchiato dalla tragedia giapponese, dalle celebrazioni dell’Unità d’Italia e dalla crisi libica, lo sfogo di Giovanardi  è stato accolto con indifferenza anche da parte ecclesiastica.
E allora è inevitabile confrontare il sostanziale silenzio di oggi con il clamore suscitato dal “family day” di 4 anni fa, quando migliaia di persone scesero in piazza per reclamare attenzione e priorità alle politiche familiari. Allora qualcuno sostenne che il vero bersaglio della manifestazione fossero in realtà i famigerati Di.co., o addirittura lo stesso Governo Prodi, inviso a buona parte della gerarchia; ma queste insinuazioni furono respinte con sdegno.
E’ lecito quindi chiedersi: se era davvero la tutela della famiglia l’obiettivo di quella manifestazione, come mai oggi nessuno sente più il bisogno di alzare la voce nonostante la situazione in questi anni sia decisamente peggiorata, complice anche la crisi economica?
Forse perché  adesso il capo del governo è un altro e, per tante ragioni, è meglio non contrariarlo . O forse  perché – oggi possiamo dirlo – erano davvero altri gli obiettivi del family day. O ancora  perché chi allora guidava la manifestazione, grazie proprio alla popolarità guadagnata nell’occasione, ha nel frattempo “fatto carriera” e non ha nessuna intenzione di uscire dal Palazzo per tornare in piazza tra le famiglie “normali”.  Anche perché dovrebbe spiegare cosa (non) ha fatto per loro in questi 4 anni.

Riccardo Campanini