Se quando leggiamo i quotidiani, anche i più seri, ci sgomentiamo di fronte a notizie che danno il senso di una impotenza frustrante che ha preso un po’ tutti i cittadini italiani (perché spesso privi di speranza) fino al punto di non vedere più la luce, è pur vero che la luce esiste comunque. Noi siamo ottenebrati dal buio, ma la luce c’è, può esser una luminosità fioca e un po’ timida, ma esiste solamente se la lasciamo emergere, se non la soffochiamo, riesce a bucare le tenebre e a lasciare che tutto, primo o poi, venga illuminato. E’ questo il messaggio giunto nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, un giorno memorabile, dove la luce finalmente riappariva nitida in modo quasi insperato. Bastava andare tra la gente per sentirsi finalmente liberi di essere noi stessi e di mostrare la nostra appartenenza ad una pace quasi ritrovata, unitamente al suo inno e alla sua bandiera, in un crescendo di partecipazione collettiva. Forse avevamo bisogno di questo lavacro per riuscire a registrare anche le cose positive della nostra Italia, i buoni sentimenti e la generosità non sbandierata, in un consesso amicale, per togliere finalmente quella patina incrostante che ha coperto in tutti questi anni tutto e tutti. Vi sarete accorti del mio desiderio di prendere le distanze da una sofferenza pesante che ci annienta: ladrocini, omicidi, maneggi, sopraffazioni e corruzione che rappresentano purtroppo la nostra vita quotidiana.
Ma esiste davvero questa possibilità di sentirci una volta tanto diversi e non presi per i fondelli? Se questa possibilità esiste, significa che questi centocinquanta anni, specialmente per chi ha dato anche la vita, sono riusciti a fare emergere una luce nuova fatta di fiducia e di collaborazione e contro la speculazione e la voglia di denaro (tanto da ridurre in cenere ogni tentativo di costruire gli animi prima ancora che le case e le scuole). Le donne e gli uomini italiani forse sono finalmente desiderosi di una vita diversa, con il cuore in mano e non con il portafoglio. E’ una speranza inutile che sto vagheggiando? No, ma solo se alla base non ci sarà più il denaro e il profitto ma un modo diverso di vivere, senza perdere la propria identità e la propria storia antica e recente e con il recupero di un patrimonio ideale grandissimo.
E’ vero che esiste un’altra Italia, lo ha ampiamente illustrato il Presidente della Repubblica nei suoi ultimi bellissimi discorsi, quella Italia che ha scoperto la luce in fondo al tunnel e valori umani e tradizioni che si pensavano superati, ma che possono ridare a tutti la gioia di vivere con gli altri e per gli altri. Forse è venuto il momento della scommessa e mi pare che i giovani siano pronti a questo: sono infatti usciti dal letargo ed hanno cominciato a farsi vedere e sentire, dando uno scossone al malaffare e prospettando un modo di vivere migliore, anche se meno appariscente, ma forse è l’unico modo per riappropriarsi di una parte importante del nostro vivere.
Sarà possibile questa auspicata rimonta? Sarà tutto da scoprire ogni giorno, ma l’importante è che ancora una volta le ombre non spengano la luce e si riesca a fare un passo in avanti, per non offuscare centocinquanta anni di storia del nostro risorgimento. Questo sarà il nostro ‘nuovo risorgimento’ e lo scriveremo tutti insieme.
Lucia Mora