Il titolo dell’incontro del gruppo del concilio “Il nostro 58” è derivato da due documenti conciliari:
il primo è quello della Lumen Gentium ( costituzione dogmatica del 21 nov. 1964) e il secondo è quello della Gaudum et Spes (costituzione pastorale del 17 dic. 1965).
Al termine del Cap.IV della L.G. “I laici nella Chiesa” il paragrafo 38 dice con molta enfasi: Ogni laico deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo. Tutti insieme, e ognuno per la sua parte, devono nutrire il mondo con i frutti spirituali ed in esso diffondere lo spirito che anima i poveri, i miti e pacifici, che il Signore nel vangelo proclama Beati.
In una parola: ” ciò che l’anima è nel corpo, questo siano i cristiani nel mondo”.
Nel Cap. IV della G.S. il paragrafo n°40 inizia la conclusione della Ia parte “La Chiesa e la vocazione dell’uomo” e dice in modo molto pacato:
Perciò la Chiesa, che è insieme società vivente e comunione spirituale, cammina insieme con tutta l’umanità e sperimenta insieme con il mondo la medesima sorte terrena ed è come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio.
Ambedue i paragrafi fanno riferimento alla metafora dell’anima tratta dallo scritto anonimo del 150 d.C., conosciuto come “Lettera a Diogneto” e diffuso tra le Chiese primitive ma poco noto nei secoli passati.
Poiché il gruppo del Concilio “il nostro 58” ha già esaminato i compiti dei laici cristiani all’interno della Chiesa ( L.G. Cap. IV) negli incontri del 10 Gennaio  e del 7 Marzo scorsi prendiamo ora in considerazione l’attività dei cristiani nei riguardi del mondo.
L’esposizione ha come obiettivo una riflessione operativa e non teologica dei tre termini dell’argomento: cristiani, anima e mondo.

1)– Laici e Laiche cristiani  in un mondo secolarizzato                                                                                                                                                                                                            
La riforma del Concilio ha restituito ai cristiani l’interpretazione della Storia attraverso i segni dei tempi con rinnovato spirito critico e libertà di coscienza. Questa  nuova lettura dell’autonomia della storia richiede un nuovo stile dell’agire cristiano.
Il primo passo è rendere ragione e illustrare la propria fede.
Ma poi non basta saper dire  ciò che si crede ma occorre testimoniare una vita coerente e fedele al Vangelo. Terzo: il messaggio cristiano deve affrontare le domande che angustiano l’uomo e cercare di far emergere i valori della famiglia, dell’amicizia, del lavoro, della società per superare il pregiudizio della religione come ideologia alienante

2)– L’anima è lo strumento delle relazioni all’interno e all’esterno del corpo.
Le relazioni con gli altri sono espresse attraverso il dialogo; per una comunicazione alle persone, un tu che sta di fronte per instaurare una relazione personale le cui condizioni indispensabili sono: verso tutta l’umanità, in piena libertà e sincerità.

3) – Il mondo. E’ compito della comunità ecclesiale (e quindi dei laici cristiani) di instaurare un dialogo nel mondo. Come a volte nel passato, ma oggi con uno stile diverso essi devono indicare a tutti gli uomini e alle donne la necessità di non fare differenze di credenze di ideologie e culture, perché la dignità umana ha un fondamento superiore a qualsiasi cultura ed è l’amore divino; perché la verità non può essere imposta e infine perché la solidarietà deve prevalere su ogni vantaggio di parte.

Bibliografia utile
Angelo Scola, Una nuova laicità. Marsilio 2007
Rosy Bindi, Quel che è di Cesare: Ed. Laterza 2009
Gustavo Zagrebelsky, Scambiarsi la veste.  Ed. Larterza 2010
A.Riccardi, Intervista. Corriere della sera 4/2/2011
G.Ravasi, Diverso parere. Espresso 3/3/2011

6 aprile 2011 ore 20,45 presso il Borgo incontro su “I laici anima del mondo” Il laico cristiano nella società  secolare: straniero o pellegrino? – presentazione di Emanuele Dradi

Graziano Vallisneri