Tutti ne siamo coscienti: nonostante il risparmio delle famiglie italiane, in costante diminuzione, il debito pubblico italiano continua a crescere. Il governo e gli enti locali non hanno la forza né la credibilità per fare le scelte opportune. Per nasconderli si buttano i debiti sulle partecipate, i comuni si mangiano il suolo pubblico per recuperare gli oneri di urbanizzazione per la quotidiana gestione; si taglia sulla cultura e su tutto ciò che si può nascondere al presente “elettorale”.
L’Europa ci chiede di dimezzare in 20 anni il  debito pubblico italiano, togliendo 3 punti all’anno e  portandolo alla quota auspicata di 60. Il governo sta solo tagliando …senza guardare al futuro; taglia sulla ricerca, sulla scuola, sui trasferimenti agli enti locali, sulla cultura, sulla sicurezza, sulla qualità, sulle pensioni. Non tocca i privilegi atavici, i poteri forti, le amicizie parassitarie, non razionalizza le istituzioni centrali e periferiche né gli enti inutili; non riforma una fiscalizzazione che lascia fuggire la metà delle proprie possibilità.
E’ auspicabile, ed indispensabile, che una nuova classe dirigente, più credibile, riesca a coinvolgere la nazione in un sistema di riforme urgenti e coese, prima che un nuovo ’68 faccia piombare il Paese in una crisi sociale senza fondo.
I tagli sul nostro presente sono possibili se inseriti in un progetto che guardi al futuro. Chi griderebbe allo scandalo se il giorno di malattia prima o dopo il giorno di festa non venisse pagato se il risparmio favorisse la busta paga di quanti sono al lavoro? Chi può dichiararsi favorevole alle autonomie locali se la miriade di comunelli, di province e di regioni attuali non vengono razionalizzate e ridotte? Quali politici, quali pubblici dirigenti si ritengono credibili per guardare al futuro se non rinunciano ai loro privilegi?
La difesa dei personali interessi dell’attuale centrodestra ed il conservatorismo del centrosinistra si  ritrovano nel difendere un sistema ed un welfare che  non hanno futuro. Il degrado sempre più incombe ed esige una svolta culturale sempre più netta per dare una speranza alle generazioni che si affacciano sulla piazza della nostra società.
E.C.