Per una beffarda coincidenza, proprio mentre la crisi libica fa schizzare alle stelle il prezzo del carburante si scatenano le polemiche sulla sospensione degli incentivi governativi al fotovoltaico.
E non è il caso di concludere fatalisticamente che “le disgrazie non vengono mai sole”, visto che almeno le decisioni in materia di energia non dipendono da eventi più o meno imprevedibili ma sono il frutto di precise e, si spera, motivate scelte politiche.  
Si potrebbe obiettare che questo governo, per far uscire l’Italia dalla sua cronica dipendenza energetica, ha deciso di puntare, almeno nel medio periodo, sul nucleare. Ma qualunque sia l’opinione su questa scelta due incognite rendono piuttosto improbabile (ad essere ottimisti…) la sua realizzazione nei tempi previsti. La prima, che, come capita quasi sempre in Italia – più che in altri Paesi – quando si tratta di grandi opere pubbliche, bisogna fare i conti con le forti resistenze della popolazione interessata: già molte Regioni e Comuni hanno espresso la loro indisponibilità “senza se e senza ma” ad ospitare centrali nucleari, e non appena verranno indicati i siti in cui realizzarle sono facilmente immaginabili le veementi reazioni a livello locale.  La seconda, che buona parte dell’attuale opposizione è contraria al ritorno al nucleare e quindi, qualora le prossime elezioni dovessero portare ad un cambio di maggioranza e di governo, si può dare quasi per certa la cancellazione o il rinvio sine die degli attuali programmi di rilancio dell’energia atomica.
Insomma, i carburanti fossili no, perché destinate a costare sempre di più; il nucleare nemmeno, perché  impopolare; ma neppure le energie rinnovabili, in quanto richiedono investimenti che in questo momento non ci possiamo permettere…si può ben dire che in materia di scelte energetiche il nostro Paese brancola nel buio – per ora solo in senso metaforico.
In questo panorama così sconfortante una piccola ma significativa luce arriva dalla notizia che i rappresentanti di circa 150 Comuni italiani  – tra cui uno del Parmense – si sono ritrovati la scorsa settimana nello storico castello di Rivoli (TO) per un “giuramento solenne” col quale sono impegnati a produrre energia con la forza del sole, del vento, dell’acqua e della terra. Le modalità e il luogo di questo impegno hanno qualcosa di antico – anzi, viste le celebrazioni di questi giorni, sembrano rievocare i giuramenti delle associazioni segrete dell’epoca risorgimentale. La speranza è che, come allora, questa sensibilità ottenga sempre più consensi e si trasformi in un movimento in grado di orientare le scelte politiche e amministrative. E chissà che col tempo, assieme all’energia, anche la nostra classe dirigente diventi finalmente “rinnovabile”…    

Riccardo Campanini