Con attenta e intensa partecipazione i “festeggianti il Concilio” hanno seguito  la bella Tavola rotonda  di lunedì 7 marzo e gli interventi dei quattro relatori, che oltre all’approfondimento dei testi conciliari sono stati toccanti testimonianze della loro vita cristiana.

Ha iniziato  don Luigi Maggiali, rilevando come si debba ripartire dall’architrave della costruzione conciliare  della Chiesa popolo di Dio (Cap.2 della LG), comunità sacerdotale di tutti i battezzati, per capire funzione, ruolo, identità del sacerdozio ministeriale. Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo. Il sacerdozio ministeriale, quindi, non può essere fine a sè stesso perché è in funzione e al servizio del sacerdozio comune. I presbiteri, strettamente uniti al Vescovo nella dignità sacerdotale, sono consacrati per predicare il Vangelo, essere pastori fedeli e celebrare il culto divino quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento. Esercitano il loro ministero agendo in persona di Cristo al servizio della comunità. E’ quindi l’aspetto ministeriale la caratteristica della vita del Presbitero, che la definisce e la santifica ed è alimentata dalla grazia del sacramento.. Occorre  evitare il rischio di una subordinazione passiva dei laici, spesso inconsapevoli della grandezza del sacerdozio comune cui partecipano, della comune grazia che li assiste e dell’unica speranza e della sola salvezza cui tendono. Con loro i Presbiteri devono esercitare la comunione che è fatta di ascolto, confronto, servizio comune, corresponsabilità attiva, rispetto per quella dignità che il sacerdozio comune dà a tutti. Concludendo, Don Luigi invita a saper cogliere la visione unitaria della storia della salvezza, con lo studio di tutte le Costituzioni, oltre  la Lumen Gentium  che rimane un testo fondamentale, per acquisire una mentalità conciliare e superare le separatezze o una visione limitata del sacerdozio comune a cui potrebbe portare una malintesa teologia del laicato.
Sr.Tilla Brizzolara introduce il tema sul “La vita religiosa alla luce del capitolo VI della Lumen Gentium “con alcune premesse.:
La storia testimonia il sorgere e l’evolversi di una multiforme  tipologia di esperienze che si rifanno alla “vita religiosa”che non sono calate dal cielo sulla strada degli uomini, ma sono costruite di continuo all’interno delle forme ecclesiali, delle fasi culturali e della storia.
Oggi non si parla più di “stato di perfezione” ma si tende a rivalutare una teologia del carisma.
Gli effetti del Concilio hanno prodotto una perdita di sacralità di tutto il sistema; la valorizzazione della dignità-unicità della persona; la riscoperta delle piccole comunità in cui si è riuniti nel nome del Signore e si condivide fede, preghiera diaconia; la riformulazione della missione.
La Vita Religiosa giunge al Vaticano II dopo 150 anni di una straordinaria stagione: dalla restaurazione(1815) alla celebrazione del Concilio (1965) nascono in Europa 400 Istituti religiosi di ogni tipo, con una significativa presenza di Istituti femminili che raggiungono la piena autonomia giuridica.
Con il Vaticano II si apre una nuova stagione di approfondimento dottrinale e di sequela per la vita religiosa alla luce della Lumen Gentium che riscopre l’uguaglianza di tutti i cristiani che hanno una comune sorgente, il battesimo, e una comune meta, la santità, per cui “ogni vocazione  cristiana è superiore alle altre in ciò che ha di specifico”. Così la vita religiosa è una vocazione cristiana tra le altre, appartenente all’ordine dei carismi, uguale nell’essenziale ma con caratteristiche e accentuazioni proprie. Si affermano così i consigli evangelici come dono di cui la chiesa è interprete, la natura della VR, il carattere giuridico, la grandezza della consacrazione in relazione a Cristo, l’esortazione alla perseveranza.
Sr.Tilla conclude l’intervento con le parole della teologa Cettina Militello che riassume il suo sogno del Concilio per “ una chiesa le cui componenti clericali, laiche, religiose venivano riconosciute nella specificità della funzione da ciascuna assolta, nella consapevolezza, poi, del loro essere in cammino nella storia. Non una chiesa autoreferenziale  e autocentrata, ma una chiesa estroversa e pellegrina, sempre bisognosa di purificazione e di perdono. Una chiesa che guardava la Madre del suo Signore come membro, figura,modello.”
Enzo Lucchetti introduce il suo intervento sul “Ruolo dei laici nella Chiesa, dei ministeri e dei carismi, potremmo dire dei talenti, che ogni laico, ogni uomo ha la missione di far fruttare”,richiamando il significato del  termine laico, come indicato al numero 31 della LG con una definizione in parte  in negativo, tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa (LG 31); poi in positivo con la indicazione di caratteristiche e peculiarità specifiche: sono i fedeli che sono stati incorporati in Cristo per aver ricevuto il Battesimo, essi sono costituiti Popolo di Dio, sono resi partecipi, nella loro misura, dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo; essi sono chiamati ad un compito specifico: compiere, per la loro parte, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano , ma è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio.  I laici sono chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello Spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro stessa vita, e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità .
L’ultima parte dell’intervento viene dedicata alla interazione tra pastori e laici; da un lato vi è infatti il diritto- dovere per i laici di aiutare i presbiteri nella conduzione della struttura della Chiesa ricevendo dai sacri pastori i beni spirituali al fine di poter orientare le attività secondo lo Spirito della Buona Novella; dall’altro i pastori che devono riconoscere e promuovere la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa
Certo, conclude Enzo, ai Pastori si dovrebbe chiedere di non essere assillati dalla sindrome dell’ultima parola., ma di essere aperti ad un dialogo che rispetti l’autonomia del laico nell’affrontare le cose secolari, e anche quella parte di Spirito Santo che ciascun battezzato, proprio in quanto tale, ha ricevuto.
L’intervento di Stefania Mazzocchi è una testimonianza della esperienza di vita al servizio della chiesa, di una donna laica, che non avendo, per età, potuto vivere il tempo del Concilio, ne ha assaporato il profumo dalle parole e dagli insegnamenti dei pastori che l’hanno introdotta nella comunità ecclesiale. Che ha come paradigma la I° Lettera ai Tessalonicesi nel descrivere quella prima comunità cristiana, nella semplicità dei rapporti fin dall’incipit ( a Paolo, Silvano.Timoteo, senza titoli onorifici o di funzioni), nella realtà che sta dietro questi nomi. Così la sua esperienza  è stata continuamente arricchita, perchè tutto quello che veniva studiato e vissuto era condiviso e dato a piene mani, perché Dio non fa preferenze di persona ma è Dio che fa crescere.
Il Concilio ci ha dato grandi aperture e la consapevolezza di nuove attese, come quella di una chiesa profetica che ripensi al rapporto con il potere, anche se questo è un problema  che riguarda personalmente ciascuno di noi e non solo il Vaticano. Ed ancora di una chiesa che è  continua novità e dà felicità. Poi sul piano del rinnovamento ecclesiale  Stefania vorrebbe la valorizzazione del ruolo delle donne con la funzione delle diaconesse, la presenza delle donne teologhe, il riconoscimento di tante realtà belle che già ci sono e che vedono al centro la donna.

Graziano Vallisneri