(…) Nonostante timide iniziative, che hanno fin qui prodotto scarsissimi risultati, la spesa pubblica continua a sfuggire ad ogni controllo. Un recente studio, promosso dalla UIL, ne fotografa l’entità per il funzionamento di Parlamento, Regioni, Province e Comuni. Le Regioni, stando ai dati forniti, presentano una spesa annua pari a € 1.031.239.111 per consiglieri e assessori.
Com’è noto il prof. Miglio prevedeva 3 macroregioni più quelle a statuto speciale. Lo schema, oltre ad indurre un considerevole risparmio, appare congruo con le funzioni proprie di enti legiferanti (nell’ambito fissato dalle leggi quadro nazionali). Ritengo questa semplice considerazione sufficiente a giustificarne una diminuzione. Quando fu introdotto l’ordinamento regionale, si fece riferimento alla suddivisione tradizionale, senza particolari considerazioni di ordine funzionale o economico, salvo spezzare la regione Abruzzo e Molise in due. (…)
Aumentare le entrate dello Stato servirà a poco, se non si porrà un argine alla spesa. A tal fine l’abolizione delle province non presenta un carattere risolutore (ci vuol ben altro) e mi pare foriera di pericoli. Le regioni dovrebbero organizzare una rete sul territorio, oggi assicurata dalle province, anche per l’esercizio delle funzioni attualmente delegate. Ci sono poi le competenze proprie, come strade e scuole superiori, senza dimenticare la funzione importante di riequilibrio territoriale. Lavorando sulle regioni si otterrebbero maggiori risparmi ed un funzionamento più razionale della pubblica amministrazione, soprattutto se fossero ridotte a 4, superando l’istituto dello Statuto Speciale. In tal contesto il federalismo assumerebbe un rilievo completamente diverso. Le province potrebbero diminuire numericamente (nell’Emilia – Romagna  4 o 5) e, le funzioni, circoscritte ad essenziali materie. (La stessa ottica, perché non estenderla alle prefetture?) (…). Pure la mappa dei comuni appare oggi anacronistica. Il DL 78/2010 dice in proposito alcune cose: vedremo quali saranno gli effetti. E il Parlamento bicamerale? C’è chi si sta affannando ad inventare le competenze del nuovo Senato. Non è forse giunto il momento di passare al monocameralismo con 400 – 500 membri? Un siffatto riordino consentirebbe forti tagli alla spesa, evitando “vuoti” nel governo complessivo del Paese.(….).  E le Forze  dell’ordine? Sussistono ancora le motivazioni (giuste) che, a suo tempo, consigliarono un impianto plurale? In caso di accorpamento, quali risparmi potrebbero essere raggiunti e quale salto in termini di efficienza? E’ ora di capire che un organico progetto di riforma sia nell’interesse di tutti. Per questo serve maggior concordia ed unità d’intenti, il ché presuppone una visione meno manichea della politica. Resta comunque il fatto che, ogni Ente, dal più piccolo dei comuni al Quirinale, debba fare, sua sponte, la propria parte. (Dal Presidente, anche su questi temi, ci sono stati segnali importanti di buon esempio: imitiamoli, presto e bene).
Corrado Mansanti