Siamo chiamati a tessere il desiderio di vita (a Parma un bambino su quattro viene abortito), a dare ai giovani una prospettiva non precaria di un futuro nel quale mettere a frutto la propria abilità garantita dal merito e dalla solidarietà, a fare sentire anche agli anziani il calore della famiglia e della condivisione, a rispettare e valorizzare quella cultura di impresa che dà lavoro e crea rapporti condivisi e solidali, a creare nelle famiglie condizioni culturali e sociali adeguate per mitigare le rotture e le difficoltà, a dare un aiuto a poveri di vecchia o di nuova appartenenza..
«Parma esige, allora, un grande disinteresse! Parma ha bisogno di persone dal profilo umile e alto che si espongono per servire». Sono affermazioni che, nella loro semplicità parlano chiaro a tutti. Il Vescovo impegna i genitori ad educare i figli con atteggiamenti dignitosi e coerenti, invita i cittadini a prendersi a cuore il vicino, gli insegnanti e gli allenatori ad impegnarsi per la crescita delle nuove generazioni. Particolare attenzione è riservata alla politica ed ai politici che devono mettersi al servizio della città, devono rispettare l’avversario anche nella necessaria competizione, devono garantire uno stile di vita irreprensibile, devono impegnarsi per una città «che vuole essere solidale al suo interno ed aperta al mondo intero». Ognuno ha diritto a tendere al «ben vivere della nostra città rinvigorendo lo spirito di una democrazia autentica» che può essere perseguita solo «rifiutando la forbice tra la città che appare e la città reale», cioè vanno abbandonate le vesti pompose e le manifestazioni narcisistiche per dedicarsi ad un servizio umile, quotidiano e produttivo. Mettersi al servizio, con spirito positivo, vuol dire saper ascoltare tutti con rispetto, vuol dire superare l’individualismo che premia solo chi è forte, ed il liberalismo sfrenato che fa saltare ogni tutela; vuol dire valorizzare il cuore aperto e le mani generose della gente, «riconoscere chi è nel bisogno e, insieme, tentare di guardare avanti». Mettersi al servizio per informare correttamente e per fare crescere, per produrre lavoro e benessere, per amministrare con umiltà e rispetto delle persone, del territorio, della cosa pubblica.
È stato un discorso che, espresso con toni sereni ma decisi, vuole interpellare ogni parmigiano, cattolico e non, ogni autorità e professionista per auspicare una Parma diversa che decide di essere al servizio del bene comune… non solo davanti ai riflettori. È stato un discorso che impone una verifica dei servizi reali a disposizione di tutti: dove e quali sono i luoghi di ascolto per tutti? dove sono le case per tutti? Chi è impegnato per dare un lavoro ed una speranza di futuro ai giovani? Qual è la reale attenzione per gli anziani? Chi, nella crisi asfissiante, dichiara la disponibilità a superare i privilegi conquistati per tendere ad una società più equa? Non possono essere nascosti i tanti appartamenti vuoti; non si può negare la forbice sempre maggiore fra ricchi e poveri, fra posti intoccabili e precari a vita, fra stipendi dirigenziali e mensilità da fame, fra chi paga le tasse e chi evade senza dignità.
Mons. Solmi, nel suo messaggio alla città nella festa del patrono Sant’Ilario ha voluto ufficialmente affidare questo suo mandato ad «una generazione di donne e uomini nuovi che accettano nella cultura, nella politica e nell’impegno sociale di mettersi al servizio di Parma». Interpella tutti, senza distinzioni; chiede donne e uomini “nuovi”; cioè: c’è da fare un po’ di pulizia!!! Parola di Vescovo. Siamo tutti interpellati… ma per metterci al servizio.
Eugenio Caggiati