1. Premessa: il ciclo dei rifiuti a Parma
Noi tutti produciamo giornalmente una mole consistente di rifiuti.
A Parma e nel suo territorio la media pro capite si aggira in poco meno di due chilogrammi di rifiuti prodotti al giorno, comprendendo nella media tutti i rifiuti civili. Il ché significa, su scala provinciale (circa 400 mila abitanti) e su base annua, una produzione di circa duecento cinquanta mila tonnellate di rifiuti all’anno, una quantità destinata ad aumentare in proporzione all’aumento progressivo della popolazione.
A questa quantità di rifiuti urbani, si aggiungono i rifiuti industriali e speciali, che ammontano ad una quantità prodotta pari  a circa 60 mila tonnellate annue.
Negli ultimi anni la percentuale di raccolta differenziata, che ha permesso di separare una parte dei rifiuti riciclabili da quelli che invece devono essere semplicemente “smaltiti”, è aumentata su scala provinciale, e si aggira oggi attorno al 50 %, anche se alcune sacche di resistenza, soprattutto nei comuni della montagna parmense, mantengono la percentuale complessiva ancora ampiamente al di sotto delle soglie attese.
Il riuso dei rifiuti di più immediata utilizzabilità e di più semplice separazione riguarda la frazione metallica, quella vetrosa, la carta, il cosiddetto “umido” (gli scarti vegetali, animali con alto tenore di acqua). Nonostante la raccolta differenziata, la mole di rifiuto da smaltire rimane, anche in prospettiva, enorme.
Smaltire il rifiuto residuale, ovvero quello non recuperabile come materia riciclata, comporterebbe la necessità di disporre di impianti specifici, siano essi le antiche discariche o gli impianti di riciclaggio, o gli impianti di combustione della frazione secca e di recupero di energia (i termovalorizzatori).
Invece, da tempo, Parma si trova sostanzialmente priva di impianti di smaltimento efficienti e deve quindi dipendere quasi totalmente dalle altre provincie. Parma non ottempera quindi al principio dell’autosufficienza nella gestione dei rifiuti.
Tale principio, oltre che essere previsto dalla legislazione nazionale, appare anche ispirato ad un’elementare necessità di limitare al massimo il trasporto di rifiuti nelle nostre strade, le esportazioni e le conseguenti importazioni di scarti da una provincia all’altra.
Sulla base dei dati forniti dall’Osservatorio prov.le gestione rifiuti, Parma oggi esporta i propri rifiuti avviandoli a smaltimento nelle provincie di Reggio (circa 30 mila tonnellate anno, di cui la maggior parte nella discarica di Novellara), di Pavia (circa 13 mila tonnellate anno all’impianto di incenerimento), di Bologna, di Mantova, di Forlì, di Cremona, di Modena, ecc.
Quasi nulla, del rifiuto residuale, viene quindi smaltito direttamente in provincia di Parma.
Questo comporta, come conseguenza, un forte incremento di traffico, il che significa anche maggiore inquinamento da mezzi di trasporto (camion, autocompattatori) e più elevate spese energetiche dovute al consumo di combustibile.
Di seguito cercheremo di ricostruire le ragioni di questa situazione, attraverso una sintesi dei passaggi fondamentali delle politiche sui rifiuti in questi anni nella provincia di Parma, partendo dalla dismissione dell’inceneritore del Cornocchio, decisa sostanzialmente dall’esito delle elezioni comunali di Parma del 1998, sino alla costruzione, intrapresa negli ultimi mesi del 2010, del termovalorizzatore di Ugozzolo.
Paolo Scarpa