Nelle scorse settimane si è tenuta in città un’interessante serata sul tema “Quale welfare aziendale? Le donne ed i lavori in tempo di crisi”, organizzata dal Partito Democratico di Parma. La serata, condotta dalla giornalista Valeria Montanari, ha visto protagonisti Tiziano Treu (già ministro del lavoro), la scrittrice e giornalista Giancarla Codrignani (già parlamentare), l’assessora provinciale alla formazione e lavoro Manuela Amoretti,  l’imprenditrice Benedetta Borrini, i segretari generali di CGIL, Cisl e Uil Patrizia Maestri, Federico Ghillani e Mario Miano. L’iniziativa era volta a preparare la costituzione della Conferenza regionale  permanente delle donne del PD dell’Emilia Romagna, che si terrà a Parma il 22 Gennaio prossimo in una giornata che vedrà protagoniste le donne di tutta la regione.
Ha introdotto il tema Lucia Mirti, Presidente dell’Assemblea regionale del PD e referente del tavolo di lavoro regionale sul tema, spiegando che il tema welfare e lavoro è stato individuato in un percorso di condivisione tra le donne del PD della provincia di Parma.
Tiziano Treu ha premesso che non si parla mai dei temi legati al rapporto fra donne e lavoro, perché son troppo poco appetibili, soprattutto oggi dove la  crisi ha determinato profonde diseguaglianze. Siamo in un mondo instabile che produce instabilità in modo preciso, in modo scientifico:viviamo in un sistema economico diseguale, e l’economia ha il fiato corto poiché si pensa solo al presente  e non si propongono progetti a lungo termine. Ad esempio, i tagli del governo sono  inversamente proporzionali a due ambiti cruciali per la sopravvivenza della società e delle sue prospettive verso il futuro:  ovvero il welfare e l’educazione. Tagliare in questi due ambiti significa uccidere il presente (la cura)  ed il futuro (l’educazione). L’educazione è la base per uscire dalla precarietà, per eliminare la discriminazione e per promuovere l’uguaglianza. In Italia il sistema di trasferimenti alle famiglie è  tra i  più bassi d’Europa (1,1% del PIL contro il 3,8% della Germania e il 2,8% della Francia). Si ostacola l’occupazione femminile,  e si  deprime il tasso di natalità che resta a livelli talmente bassi da pesare sul futuro dell’intero sistema economico e sociale.
Dai dati  che si hanno, anche in Emilia Romagna, emerge che le donne si laureano prima dei colleghi maschi, con voti più alti, fanno più stage all’estero; quelle occupate guadagnano meno dei colleghi maschi, e se oltre il 30% della popolazione non lavora né cerca un’occupazione, la maggioranza è costituita da donne. C’è una generazione fuori dal mercato: questa è emergenza assoluta.
Giancarla Codrignani si è chiesta: Da cosa partire per parlare di uguaglianza? Dai sistemi di sopravvivenza? Dall’alimentazione? No: dal tema della conciliazione che deve diventare un diritto fondamentale. Parlare di Cura non è sufficiente: la cura è solitamente un fardello che sta sulle spalle della donna. Ricerche Istat sostengono che il 70% del carico familiare è sulle spalle delle donne. Invece la Cura deve diventare una filosofia: perché non attivare politiche di conciliazione per gli uomini?
Le donne tendono a produrre politiche che producono la modificazione della società, e questo non è permesso perché gli uomini hanno paura del cambiamento.
Oggi il rapporto fra donne e lavoro è presto detto: le donne sono un ammortizzatore sociale e le più colpite sono donne giovani e laureate. Ci sono dati che indicano  che le giovani decidono di non entrare affatto nel mondo del lavoro, e questo è un dato molto grave perché ci dà l’indicatore dello scoraggiamento delle giovani donne, che tendono a  ridursi alla  mera domesticità, a rinchiudersi. Occorre riportare la fiducia delle donne nel loro valore! La crisi deve diventare l’ occasione per far decollare le idee: per trovare un lavoro, un tempo si facevano colloqui di selezione e si entrava in un processo in cui le persone potevano mettersi alla prova; oggi si è passati all’invio del curriculum. Occorre ritrovare processi che riattivino chi è più preparato.

Manuela Amoretti, assessora provinciale, ha portato alcuni dati del territorio, dai quali emerge come la crisi attuale non ha pesato più sulle donne che sugli uomini. Tuttavia, sia in Italia che a Parma, il tema centrale è la prospettiva di lavoro delle giovani donne. Un’intera generazione si sta perdendo, il sistema del lavoro si è chiuso: emerge l’istinto di chiusura e di isolamento in coloro che sono al di fuori del sistema occupazionale (che dà la prospettiva della vita e della dignità delle persone), per cui chi è fuori è fuori. Ha evidenziato come questo tema debba entrare nell’agenda politica: che economia è quella, come quella attuale, che non permette alle famiglie di procreare? Il Paese non è destinato per forza al declino demografico! Amoretti ha anche riportato di esperienze che ci dicono che le imprese governate da donne hanno una resistenza maggiore alla crisi.  

Benedetta Borrini ha parlato  della propria esperienza in materia di conciliazione, su un progetto condiviso dalla sua azienda (azienda di servizi) con il Comune di Montechiarugolo e la Provincia di Parma. Si è trattato di un progetto che è rimasto unico sul territorio provinciale, in cui l’azienda – che ha circa 130 dipendenti,  la maggior parte dei quali donne –  si è messa in discussione proponendo alle lavoratrici un questionario (anonimo) sul grado di soddisfazione  del loro lavoro, sul gradimento degli orari di lavoro e sulle proposte da avanzare all’azienda. L’esame dei questionari ha portato l’azienda ad intraprendere 3 azioni: l’introduzione dell’elasticità dell’orario di ingresso/uscita (per il livello impiegatizio); l’introduzione di turni pomeridiani a rotazione, che permettono il recupero di altre mattine di lavoro; l’introduzione dell’orario continuato nel servizio all’utenza, chiedendo alle dipendenti di preparare un’organizzazione dei propri turni di lavoro secondo le proprie preferenza.
Importante ed interessante è stato infine il contributo di Patrizia Maestri, segretaria generale della CGIL, Federico Ghillani – segretario generale della Cisl – e Mario Miani, segretario generale della UIL.
Tutti i segretari hanno sottolineato che la flessibilità deve essere una scelta e non un’imposizione. I dati attuali ci dicono che oggi, invece, i soggetti deboli e poveri sono le donne giovani e laureate. Si avverte un grande rischio di regressione, per combattere il quale occorre che il tema della lotta per i diritti al lavoro delle donne divenga una battaglia di fondo, per tutti. Il tema del lavoro delle donne deve diventare centrale. Hanno sottolineato l’importanza della sostenibilità dei processi economici e della sostenibilità sociale, evidenziando l’importanza di porre sul campo un  sistema di garanzie più universalistiche. E’ necessario riprendere seriamente il tema degli incentivi per sostenere la famiglia da un punto di vista economico, ma anche dal punto di vista del carico di lavoro
Treu ha quindi concluso la serata, evidenziando l’essenzialità di avere valori comuni, su cui trovare soluzioni. E’ necessaria una nuova stagione di confronto fra culture maschili e femminili: il PD ha proposto in Parlamento un progetto di legge sulla condivisione e sula parità di trattamento tra uomini e donne, che prevede un insieme di misure organiche di sostegno alla occupazione femminile sui vari fronti indicati (servizi, congedi, crediti di imposta, orari flessibili).
Inoltre il ddl mira  a promuovere una partecipazione equilibrata delle donne alla vita e nel governo delle imprese, ed a rafforzare le sanzioni a presidio della parità.

Lucia Mirti