Con la relazione di Giorgio Campanini  i “festeggianti” hanno ripreso gli incontri sulla Lumen gentium  ed in particolare su: Quale corresponsabilità dei laici nella Chiesa?
La Costituzione conciliare Lumen Gentium (LG),  approvata il 21 novembre 1964, ha operato una  vera e propria svolta rispetto alla ecclesiologia post-tridentina, in quanto,  dopo animata discussione dei Padri conciliari, ha deciso di capovolgere lo schema originario (basato su una visione e una concezione “discendente” e “piramidale” del rapporto fedele-gerarchia) anteponendo il capitolo sul “popolo di Dio”, così sottolineando ciò che unisce tutti i fedeli piuttosto da ciò che li differenzia sulle funzioni svolte. Di qui il forte accento posto sulla categoria di responsabilità più volte evocato e ripreso nel  fondamentale Cap.II della LG dove afferma che il Popolo di Dio è composto da fedeli di cui è riconosciuta la libertà e la dignità e in cui si richiama l’importanza, a lungo sottovalutata, del sacerdozio comune dei fedeli accanto al sacerdozio ministeriale , in quanto tutti i fedeli “partecipano all’unico sacerdozio di Cristo” (LG,10/EV 312).
Lo specifico capitolo sui laici (nrr.30-40) afferma conseguentemente il dovere dei pastori, nei confronti dei laici, di “riconoscere i loro servizi e i loro carismi” (30/361) così che i laici possano svolgere pienamente “la loro missione nella Chiesa e nel mondo.”Al di là della differenza di funzioni, di doni, di carismi vige fra tutti i componenti del popolo di Dio “una vera eguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune di tutti i fedeli”.I laici che pure hanno una particolare vocazione all’impegno nel mondo, sono nello stesso tempo partecipi dell’opera salvifica della Chiesa. In funzione della “dignità regale” di cui sono rivestiti “hanno il diritto, anzi il dovere , di far conoscere il proprio parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa” ( 37/362) attraverso le istituzioni a questo scopo stabilite.
La LG dopo avere riconosciuto il dovere dei pastori di favorire la “responsabilità” dei laici nella Chiesa ne sottolineano i vantaggi con un passo assai significativo “Da questi familiari rapporti tra laici e pastori si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: si è fortificato il senso delle loro responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze vengono  più facilmente associate all’opera dei pastori . E questi, aiutati dall’esperienza dei laici possono giudicare con più chiarezza e più giustamente sia in materia spirituale che temporale; così che tutta la Chiesa, sostenuta da tutti i suoi membri, possa compiere con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo.
I pastori, suggerisce il Concilio devono servirsi prudentemente del loro consiglio, affidare loro compiti di servizio nella Chiesa, valutare le loro richieste e desideri, riconoscere loro la giusta libertà nell’ambito sociale e civile civile “nella città terrestre.” Il tema della responsabilità laicale (di fatto della loro “corresponsabilità”, sia pure a titolo diverso rispetto ai pastori) nella vita della Chiesa è ripreso in altri documenti conciliari ed in particolare nella Gaudium et spes, che indica anche i luoghi dove realizzare tale corresponsabilità cioè nei Consigli pastorali ai vari livelli, nazionale, diocesano, parrocchiale, interparrocchiale o zonale.
Nonostante la forte accentuazione sulla corresponsabilità dei laici nei documenti ed in particolare nel Convegno ecclesiale di Verona del 2006, ove si insisteva su comunione, collaborazione e corresponsabilità, l’invito conciliare è stato solo in parte accolto. A differenza di altri stati europei in Italia non è stato costituito il Consiglio pastorale nazionale dei laici, mentre nella maggioranza delle Diocesi solo il Consiglio pastorale diocesano ha avuto effettivo avvio. I problemi sono veramente seri e il dibattito vasto coinvolge il problema teologico, prima ancora che teorico, se vada preso sul serio il principio del Vaticano II sul popolo di Dio e la corresponsabilità dei laici, che ovviamente deve tener distinti i momenti della consultazione con quello della responsabilità ultima della decisione che ricade sui Pastori.
Purtroppo, come viene evidenziato nell’ampio dibattito, manca spesso la consultazione dei laici e la richiesta del loro apporto in modo sinodale e le comunità parrocchiali non hanno consapevolezza di essere “popolo di Dio in cammino”..
Certo ci può essere una pigrizia dei laici, un ritrarsi ormai consolidato nel proprio particolare spesso per la mancata chiamata da parte dei parroci o per le esperienze negative dovute alla scarsa considerazione del lavoro di chi era stato coinvolto  nei Consigli pastorali o di chi non assente in modo acritico alle proposte dei pastori.
Ed ancora, non si può certo realizzare nella Chiesa una forma di democrazia dove prevale la maggioranza, però l’esercizio di corresponsabilità nelle decisioni dovrebbe prevedere consultazioni e partecipazioni in tutto il cammino preparatorio con un dialogo costruttivo in modo che la sintesi tenga conto di tutte le posizioni. Purtroppo molto spesso le decisioni del Papa, dei Cardinali, dei Vescovi avvengono in solitudine.
Vi è comunque in tutti la consapevolezza del dovere riconosciuto dal Concilio di rendersi corresponsabili attivi nella propria comunità ecclesiale, esercitando capacità di iniziativa e facendo sentire la propria voce con atteggiamenti fraterni e costruttivi nei confronti dei pastori. E’ per questo che il gruppo ritiene importante approfondire il tema della corresponsabilità con proposte operative da far conoscere al Vescovo e alla comunità. L’avvio del Nuovo assetto diocesano può essere una occasione opportuna per  un contributo concreto sui temi della partecipazione alla vita della parrocchia, della esigenza di trasparenza per gli aspetti economici della chiesa, del ruolo del Consiglio per gli affari economici e degli Uffici pastorali diocesani.
Su questi aspetti verranno quindi costituiti gruppi di studio per elaborare una proposta complessiva.

Graziano Vallisneri