In queste settimane sono stati presentati presso il nostro Circolo due volumi – uno sul pensiero politico di Mazzolari, l’altro sulla spiritualità della politica – che affrontano il tema del rapporto tra fede e politica. Leggendo anche solo alcune pagine di questi testi è impossibile non notare con amarezza la distanza che separa la migliore tradizione del cattolicesimo politico italiano, che ha tra l’altro contribuito in modo essenziale alla costruzione della democrazia nel nostro Paese, dal “silenzio” dei cattolici nell’attuale, drammatica situazione italiana. E questo – va aggiunto subito – nonostante l’impegno competente e disinteressato di tanti credenti, che però raramente riescono ad incidere in modo significativo sulle scelte fondamentali della politica locale  e nazionale. Del resto, la conferma che per i cattolici italiani è giunta l’ora di “voltare pagina” viene anche da diversi pronunciamenti dell’Episcopato, dalle riflessioni svolte nel corso della  Settimana sociale di Reggio Calabria, tra cui quella dello stesso Benedetto XVI, dal quale è arrivata la richiesta di una nuova generazione di cattolici impegnati in politica.  
Ma su quali principi dovrà basarsi questo rinnovato impegno, e quali scelte andranno privilegiate?
Proprio le presentazioni cui si accennava sopra hanno fornito un paio di indicazioni che, senza ovviamente esaurire l’argomento, possono aiutare i cattolici di oggi e di domani nella loro azione di discernimento.
La prima indicazione può venire dall’opera di don Primo Mazzolari, e in particolare da uno dei suoi scritti più noti, “Le attese della povera gente”. Se fino a qualche anno fa i poveri potevano ottimisticamente sembrare una categoria in via di estinzione, almeno in Occidente, oggi è sotto gli occhi di tutti l’aumento delle persone prive dei beni essenziali – casa, cibo, lavoro  (si veda in proposito l’articolo sul 10° Rapporto Caritas). Se a queste povertà “materiali” aggiungiamo quelle relative all’assenza o carenza di relazioni, di senso, di speranza, allora l’attenzione ai poveri può e deve davvero diventare la bussola dell’impegno pubblico dei credenti.  
La seconda suggestione è emersa dall’incontro della scorsa settimana, che ha visto diversi esponenti del cattolicesimo democratico italiano riflettere sulla spiritualità della politica, e nel corso del quale è risuonata più volte l’esigenza che nella comunità ecclesiale venga elaborata una “teologia della mediazione”.  Il che significa tra l’altro recuperare quello spazio di autonomia e di responsabilità, propria dei cristiani impegnati in politica, che negli ultimi anni è stato spesso “occupato”dalla gerarchia,  espostasi in prima persona in difesa dei cosiddetti valori non negoziabili.
Ma responsabilità, competenza,  lungimiranza, capacità di dialogo non si inventano: a monte del “vuoto” di oggi vi sono infatti anni di pressoché totale assenza di luoghi di formazione all’impegno sociale e politico: se dunque si vuole che, nel giro di qualche anno, il “deserto” della politica ricominci a fiorire, il terreno va preparato già da subito. Giardinieri esperti cercansi….

Riccardo Campanini