Abbiamo rivolto alcune domande a Luciano Mazzoni, Direttore della Rivista UNI-VERSUM

Perché lanciare una Rivista oggi ?

Nell’Appello dei promotori, è stato messo in evidenza come il clima psico-sociale del nostro Paese – depresso, confuso e inconcludente- per di più privo di una vera “Politica” (a sua volta bloccata e impaludata, ma perfino forse incapace di offrire prospettive convincenti e costruttive) richieda uno sforzo civile generoso, per riattivare i circuiti di una società avanzata e per ridare fiducia.

Investiamo allora sulla circolazione delle idee, sulle esperienze costruttive che vanno moltiplicandosi, favorendo il confronto e la ricerca: guardando e impegnando soprattutto le giovani generazioni. Le Riviste culturali, che fiorirono negli anni ’60 ma che hanno subito una forte caduta fin dal riflusso degli anni ’80, possono tornare ad essere palestre di allenamento, vivacità e fecondità intellettuale e spirituale.

 

Quali i suoi riferimenti ?

L’ancoraggio va ad alcuni pensatori più autorevoli del nostro tempo: specialmente in ambito cristiano, da Teilhard de Chardin a Chiara Lubich, da Simon Weil ad Emmanuel Mounier, da Albert Schweitzer a Raimon Panikkar (ma anche del mondo ebraico e di quello laico), tra i quali anche italiani eccellenti (Primo Mazzolari, Giovanni Vannucci, Ernesto Balducci, Italo Mancini, Aldo Bergamaschi…): ma secondo un approccio aperto, interculturale e privo di pregiudizi. Perché il futuro va costruito insieme, nella Polis e nell’Ecumene !

UNI-VERSUM … un nome inusuale e quasi “controcorrente

Scaturisce da una riflessione in ambito monastico, sulle radici antiche dell’universalismo cristiano, rilanciato dalla prospettiva evoluzionista-unitiva (propriamente “cattolica”). Assistiamo quasi impotenti al crollo di qualsiasi riferimento od ispirazione universalista: nella sfera sociale e civile, con incredibili e pericolose cadute all’indietro (perfino nella scuola, nella sanità, nell’università…), in nome di un individualismo sbandierato come unica declinazione possibile delle moderne libertà, che sotto le vesti del ‘pensiero unico’ cela una reale dittatura tecnocratica-mediatica-finanziaria, fattasi anonima e mondiale: essa concede tutto (in chiave materialista perchè consumista-edonista, sul piano etico perchè permissiva e relativista, su quello politico perchè puramente formale), purchè tutto sia perfettamente funzionale alle sua logiche. Così che ogni riferimento più elevato (spirituale – etico – ecologico) diventa pericoloso… Ogni credente ed ogni sincera persona ispirata a valori autenticamente umani non può che prendere le distanze da questa deriva, distruttiva e nichilista.

Per riaprire la speranza e l’ottica del futuro sempre più umano, occorre fare leva sulla Sapienza antica, come sulle risorse culturali attuali di ogni popolo e cultura: secondo una visione universale e pluralista, orientata alla diversità e al rispetto, cooperante e convergente (“tutto ciò che sale converge” insisteva Teilhard).

 

Quali gli “impegni” che essa assume di fronte ai lettori ?

Eccoci ad una novità: non un generico spirito di servizio, ma una natura non-profit, una assoluta indipendenza editoriale (grazie al rapporto con un editore cooperativo operante nell’informazione) ed infine un decalogo, scritto a chiare lettere nell’Appello riportato nel n.ro 1 ed ora sul sito: www.uni-versum.it

Infine, le prospettive ?

Recuperare un radicamento esteso e non più solo elitario per i filoni culturali che -in ottica europeista e universalista- prediligono il dialogo interreligioso e l’incontro fra le culture, senza ideologismi politici, etnocentrismi ed esclusivismi confessionali. Favoriremo perciò scambi e collaborazioni con altre riviste (a cominciare da Hermeneutica, Sophia, Teilhardoujourd’huj, Qol, Appunti di Viaggio, Cem Mondialità…), momenti di collaborazione (come la battaglia con tante riviste di ispirazione cristiana contro la “legge-bavaglio” avanzata dal Governo), occasioni di confronto (come il recente Semninario sul tema: “Dalle identità conflittuali alle identità convergenti”), spazi di ricerca. Vorremmo insomma dare spazio a nuove forme di relazionalità estesa, per sostenere nuove reti di fiducia trasnazionali e transculturali, convinti che l’avvenire può essere migliore di qualsiasi passato !